Money Road, il passo indietro di Riccardo e la scelta del gatto che vale più del montepremi
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Redazione Cultura e Spettacolo
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L’esperimento sociale, se così possiamo ancora chiamare un programma che mette un prezzo su ogni singolo bisogno umano, è ufficialmente ripartito. Ieri sera, con la prima puntata di “Money Road – Ogni tentazione ha un prezzo” su Sky (e in streaming su NOW, sempre disponibile on demand), la giungla malese ha inghiottito i suoi dodici nuovi esploratori. E lo ha fatto con un ritmo serrato, tanto che i dati d’ascolto – un +36% rispetto all’esordio pay dello scorso anno – raccontano di un pubblico che sembra aver voglia di vedere fin dove si può spingere questa feroce parodia della vita quotidiana.
Il primo colpo di scena, però, non è stato tanto una tentazione patinata o una doccia pagata profumatamente, quanto un vuoto lasciato da chi, della “Compagnia delle Tentazioni”, era il membro più giovane. Riccardo, ventiduenne di Sammichele di Bari che nella vita fa il volontario del servizio civile, ha preso una decisione che rischia di far impallidire qualsiasi calcolo economico degli sceneggiatori. Dopo i primi due giorni di trekking – fisicamente massacranti, psicologicamente ancora di più – il ragazzo ha impugnato il suo zaino ed è tornato in Italia. E la ragione, a differenza delle solite trame costruite ad arte, non è stata la nostalgia della fidanzata o la stanchezza delle gambe: al centro della sua scelta c’è un gatto, un animale domestico le cui condizioni di salute non sarebbero delle migliori.
Per essere precisi, la vicenda di Riccardo ha avuto una gestazione rapidissima nel corso della prima puntata. Arrivato al campo base, dove a fare da “direttore” c’è un Fabio Caressa sempre più convinto della sua formula (“A Money Road non ci sono giudizi, ci sono solo scelte e conseguenze”, ripete come un mantra), il ragazzo si è trovato di fronte a un bivio che nulla aveva a che fare con la giungla. Una tentazione, pagata mille euro del montepremi comune, gli ha consegnato un cuscino e un messaggio della sua ragazza: dentro la busta una foto con il loro gatto in braccio. E lì, complice un’empatia che in questi programmi viene spesso liquidata come “debolezza”, il cortocircuito è stato immediato.
La logistica dell’addio e la prima scossa alla leadership
A differenza di quanto accade in altri reality dove la permanenza è forzata, qui lo “strategy game” di Blu Yazmine ha mostrato la sua faccia più pragmatica: chi vuole andarsene, va. La mattina seguente, Riccardo ha comunicato ai compagni la sua uscita di scena con una lucidità disarmante, ammettendo che esistono emozioni che nessun gruzzoletto può permettersi di acquistare. “Preferisco rimanere accanto a lui negli ultimi giorni che ha”, ha detto riferendosi al felino, lasciando gli altri undici concorrenti a riorganizzare le gerarchie interne. E proprio in quella riorganizzazione, a caldo, si è deciso di eleggere Adele, ingegnere aquilana di 49 anni, come prima guida del viaggio. È stata una scelta dettata forse dalla necessità di avere una figura stabile dopo lo choc dell’abbandono, ma che si è rivelata subito un’arma a doppio taglio: in questa edizione, infatti, ogni errore della guida costa il doppio.
Il vuoto lasciato da Riccardo, però, non ha rallentato la macchina delle tentazioni. La carovana ha proseguito tra cedimenti a raffica: Marilina ha pagato di tasca del gruzzoletto comune per farsi una doccia rinfrescante; Simona, Marilina e Fabrizio hanno accorciato il percorso pagando un sovrapprezzo di 500 euro a testa. E mentre Adele, nel ruolo di capitano, giocava d’azzardo vincendo 7.500 euro da mettere in tasca, il montepremi collettivo scendeva vertiginosamente fino a 328.950 euro.
Le reazioni interne e la geografia del gruppo
Il resto della “Compagnia” ha reagito con un misto di comprensione e smarrimento. Da una parte c’è il pragmatismo di chi pensa che se il regolamento lo permette, si può pure mollare; dall’altra lo stupore di chi, come Roberto (il 63enne traslocatore di Viterbo) o Daniele (l’esperto d’arte milanese), aveva preventivato sacrifici ben più duri. Ma il meccanismo di “Money Road” è spietato perché non elimina nessuno, o meglio, elimina solo chi sceglie di farlo come Riccardo. Gli altri sanno che dovranno vedersela fino in fondo, con zaini che pesano come macigni e con la consapevolezza che ogni piccolo lusso – un letto, un piatto caldo, una doccia – è un colpo al portafoglio finale.
Così, mentre la giungla malese continua a fare da sfondo a questo esperimento a cielo aperto, la storia del ragazzo di Bari rimane l’unica vera variabile impazzita. Lui è tornato a casa, non si sa per quanti giorni ancora potrà stare accanto al suo gatto, ma la sua assenza peserà sulle scelte future degli altri concorrenti. La televisione, quella senza filtri, ha restituito una verità scomoda: che forse, a volte, il prezzo della tentazione non lo si paga in denaro, ma in rimpianti.




