Borse in attesa della tregua, il petrolio crolla mentre Trump valuta l'accordo con l'Iran

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ECONOMIA

Redazione Economia Redazione Economia   -   Milano chiude la settimana sopra i cinquantamila punti, un recupero che profuma di cautela più che di euforia nonostante il +0,42% del Ftse Mib (ora a 50.036) rappresenti un segnale tutt'altro che trascurabile.

Le speranze - sempre soggette a smentite e rilanci in queste settimane - di un'allentamento delle tensioni tra Stati Uniti e Iran hanno alimentato il sentiment degli investitori, i quali hanno assistito a una vera e propria raffica di indiscrezioni su una possibile estensione del cessate il fuoco. internews24 +3

Le parti, dopo attacchi reciproci che avevano fatto temere una nuova escalation, sembrano ora vicine a un'intesa che prolungherebbe la tregua di sessanta giorni, creando le basi per colloqui più approfonditi sul controverso programma nucleare di Teheran. corriere +3

I listini europei tra luci e ombre

A guardare il quadro completo, le Borse del Vecchio Continente presentano una fotografia a dir poco mista.

Se Milano ha festeggiato il ritorno sopra la soglia psicologica dei 50mila punti, altre piazze non hanno saputo mantenere lo stesso slancio: Francoforte archivia la settimana con un marginale +0,05% (Dax a 25.104 punti), mentre Parigi cede lo 0,07% (Cac 40 a 8.183,34) e Londra lo 0,09% (Ftse 100 a 10.416,07). firstonline +3

Una cautela, quest'ultima, che riflette l'attesa per i dettagli definitivi di un accordo che - va ricordato - non ha ancora ottenuto il via libera definitivo da Donald Trump.

Il presidente, riunitosi nella Situation Room con i suoi consiglieri per quella che doveva essere la "decisione finale", ha invece preso tempo, chiedendo qualche giorno per riflettere prima di firmare il memorandum of understanding. internews24 +3

Il crollo del petrolio e la riapertura di Hormuz

Il vero protagonista della settimana, a ben vedere, è stato il greggio. I contratti futures WTI con scadenza a luglio sono scivolati oltre il 2% venerdì, andando a testare il supporto a 87,91 dollari al barile, mentre il Brent spot ha subito una flessione analoga attestandosi vicino a 91,61 dollari.

Si tratta della settima sessione consecutiva di vendite da quel picco di 105,21 dollari toccato il 18 maggio, e il dato più eclatante è l'entità del crollo settimanale: quasi il 10%. ilsole24ore +3

La ragione di questa emorragia risiede nelle speranze di una rapida riapertura dello Stretto di Hormuz, quel passaggio strategico attraverso il quale transita una fetta significativa del petrolio globale. I trader stanno già scontando nel prezzo la fine del blocco, anche se va detto che le assicurazioni e le compagnie di navigazione potrebbero impiegare tempo prima di considerare nuovamente la zona sicura. borsaitaliana +3

Wall Street corre, la situazione resta in bilico

Oltreoceano, intanto, l'ottimismo è parso più convinto. L'S&P 500 si prepara a chiudere vicino ai massimi storici, forte di una serie di nove settimane consecutive di rialzi - la più lunga dal 2023 - che testimonia l'appetito per il rischio nonostante le incertezze geopolitiche.

Anche il Nasdaq ha toccato brevemente nuovi record intraday, sospinto dalla fiducia nell'intelligenza artificiale e dalla resilienza degli utili aziendali. firstonline +3

Una nota di cautela, tuttavia, arriva da Bank of America: gli analisti avvertono che i mercati stanno forse scontando uno scenario troppo perfetto, una sorta di "età dell'oro" degli utili che la macroeconomia fatica a sostenere. Per le borse europee, nello specifico, la banca vede un potenziale rischio di correzione vicino al 10%. bresciaoggi +3

Trump, dal canto suo, rimane l'ago della bilancia: la sua fumata nera dalla Situation Room - con Teheran che nel frattempo rivendica il controllo di Hormuz - tiene il mercato in apnea, in attesa di capire se quelle speranze di tregua diventeranno realtà o si dissolveranno come già accaduto in passato. ilsole24ore +3

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