Alberto Genovese, il volontario milionario: in cella incassa 90 milioni

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La vita di Alberto Genovese, condannato a scontare quasi sette anni di reclusione per le violenze sessuali commesse nella vicenda di Terrazza Sentimento, si dipana secondo un duplice binario, difficile da conciliare per chi ne osserva le giornate dall’esterno. Da un lato, infatti, l’imprenditore – le cui vicende giudiziarie hanno tenuto banco per mesi – trascorre le notti in un carcere, mentre di giorno, beneficiando di misure alternative, presta la sua opera come volontario, occupandosi di senzatetto e migranti. Dall’altro, proprio in queste settimane, la sua sfera finanziaria ha registrato un movimento eccezionale, con l’accredito di un assegno da 89,7 milioni di euro, frutto della cessione di Prima Assicurazioni.

Un patrimonio che non conosce sosta

L’operazione, il cui closing è stato perfezionato alla fine di novembre, segna l’ingresso definitivo di Prima Assicurazioni nel gruppo assicurativo globale Axa, che ne ha acquisito il 51% del capitale per una somma complessiva di 538 milioni. Genovese, il quale aveva già ceduto la sua intera partecipazione azionaria nel 2022 e aveva lasciato ogni carica nella società nel novembre 2020, ha dunque incassato il cosiddetto “earn out”, un meccanismo che lega il pagamento finale al raggiungimento di determinati obiettivi. Una somma che va ad aggiungersi a un patrimonio personale già stimato intorno ai 200 milioni di euro, dimostrando come gli affari e la vita finanziaria dell’ex fondatore di Facile.it procedano su un binario indipendente, e per certi versi parallelo, rispetto alla sua condizione di detenuto.

La quotidianità tra impegno sociale e isolamento carcerario

La sua figura, che agli occhi di molti appare stralunata, è diventata familiare in alcuni centri di assistenza, dove si dedica ad attività concrete come la distribuzione di pasti o l’aiuto nella compilazione di pratiche burocratiche per gli immigrati. È un’immagine in netto contrasto con quella dell’imprenditore rampante e, successivamente, dell’uomo giudicato colpevole di aver drogato e violentato due ragazze, una condanna che la magistratura ha ritenuto di dover confermare in sede di appello. La sua pena, sei anni e undici mesi, non gli impedisce, infatti, di usufruire di permessi che gli consentono di svolgere questo tipo di attività, un dettaglio che accende spesso i riflettori sulle discrepanze del sistema.

Una vicenda giudiziaria che non cancella gli affari

La società da lui fondata, nel comunicare l’avvenuta cessione, ha tenuto a precisare la totale separazione tra la sfera personale del fondatore e le sorti dell’azienda, sottolineando come Genovese non abbia più alcun legame gestionale o proprietario da tempo. Ciò non toglie che l’incasso di una cifra così ingente da parte di un uomo in carcere per reati sessuali sollevi interrogativi di natura etica e sociale, al di là di ogni considerazione meramente legale. I due piani – quello della condanna penale, con il suo carico di sofferenza per le vittime, e quello degli ingenti movimenti finanziari – sembrano scorrere senza toccarsi, raccontando una storia di straordinaria separatezza.

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