Como, il miracolo sportivo che poggia su 390 milioni degli Hartono e sulle idee di Fabregas

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Redazione Sport Redazione Sport   -   C'è un momento in cui la crescita di un club smette di essere soltanto sportiva e diventa economica. È quello in cui si entra in un circuito dal quale, una volta dentro, diventa più facile continuare a crescere. Il Como è un esempio molto attuale. Nel 2019 il club era in Serie D, oggi è in Champions League. In mezzo ci sono gli investimenti della proprietà Hartono, che hanno accompagnato una scalata rapidissima: quasi 89 milioni versati fino al 2023/24 e circa 137 milioni considerando anche quelli arrivati nei mesi successivi.

La proprietà più ricca d'Italia

La famiglia indonesiana ha rilevato il club il 4 aprile 2019, affidando la gestione al presidente Mirwan Suwarso. Da allora i versamenti della proprietà per sostenere il progetto ammontano a circa 390 milioni di euro. Sul fronte del mercato, dal 2023 sono stati spesi circa 406 milioni, con costi stagionali saliti da 30 a 140 milioni di euro. I numeri del bilancio raccontano perdite aggregate per 217 milioni di euro e un rosso record di 132 milioni nel solo esercizio chiuso al 30 giugno 2025.

Per quanto riguarda il Fair Play Finanziario Uefa, il club potrebbe arrivare a un settlement agreement nei prossimi anni.

L'algoritmo non basta

Nel calcio di oggi non c'è club di primo livello al mondo che non ricorra ai big data e agli algoritmi. La differenza però la fa il modo in cui si gestisce questa risorsa. Il Como collabora con l'agenzia di scouting Jamestown Analytics, legata a Bloom, ma la differenza nell'utilizzo dei dati la fa Cesc Fabregas: alla fine sceglie tutti lui e deciderà anche il suo erede in panchina. Il direttore sportivo Carlalberto Ludi ha spiegato che il club non cerca semplicemente giocatori forti, ma giocatori forti e giusti per l'allenatore spagnolo.

«Per acquistare un giocatore dobbiamo essere tutti allineati: data analyst, director of strategy, direttore sportivo e allenatore. In questo modo riduciamo molto il margine d'errore», ha dichiarato Ludi.

Il paragone con Cruyff

Prima della vittoria per 4-1 sul Lipsia al debutto in Champions League, il presidente Mirwan Suwarso aveva già paragonato Fabregas a Johan Cruyff. «Cesc per noi è forse quello che Johan Cruyff è stato per il Barcellona, e speriamo che sia anche di più», ha raccontato ai microfoni della tv spagnola Movistar. «Ci ha aiutati ad arrivare fin qui ma penso che la cosa più importante sia che ci ha insegnato sia come credere, come pensare e sognare in grande. Ha dimostrato che tutto è possibile se davvero lavori duramente».

La partita e il contesto

All'esordio assoluto nella massima competizione europea, la squadra di Fabregas ha battuto il Lipsia per 4-1 davanti al pubblico del Sinigaglia. Baturina ha firmato il vantaggio al 15', Douvikas ha raddoppiato al 38', Diao ha segnato il terzo al 54', Perrone ha chiuso il poker al 90' dopo la rete tedesca di Maksimovic al 58'. Il centravanti greco Tasos Douvikas ha raccontato l'approccio dell'allenatore: «Non ha cambiato il modo di preparare la partita, e questo credo sia una cosa molto importante che ci tiene sul pezzo.

Come sempre ci ha chiesto coraggio, attenzione e la personalità di giocare come sappiamo».

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