Campioni del mondo - Italia loves Unesco, le pagelle: Morandi commosso ricorda Dalla (9), D’Alessio filologico (8) e la grande lirica (7,5)
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Redazione Cultura e Spettacolo
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La ribalta dell’Arena di Verona, gremita per l’occasione da cento delegati internazionali in arrivo da Parigi, ha ospitato una serata che, nelle intenzioni dei ministeri promotori, ambiva a raccontare l’Italia come custode di una ricchezza culturale senza paragoni.
"Campioni del mondo - Italia loves Unesco" – trasmesso in mondovisione dalla Rai – ha rappresentato molto più di un semplice varietà: è stato il banco di prova per lanciare la candidatura della canzone napoletana classica, uno dei generi che più identificano la penisola nel mondo, approfittando del traino offerto da due recentissimi riconoscimenti dell'agenzia Onu, quelli alla lirica e alla cucina italiana.
E se lo spettacolo ha peccato talvolta di un eccesso di cerimonia istituzionale, la potenza evocativa dell’anfiteatro romano e alcune performance di rara intensità ne hanno comunque decretato il successo mediatico.
La serata e i conduttori: l'equilibrio istituzionale di Milly Carlucci
Sul palco d'onore, seduti accanto ai funzionari dell'Unesco, i vertici dei ministeri della Cultura, del Turismo e dell'Agricoltura hanno assistito a una messinscena che alternava arie verdiane a successi popolari. Milly Carlucci, chiamata a condurre un evento definito "sontuoso e inevitabilmente molto istituzionale", ha dimostrato una volta di più la sua abilità nel gestire i tempi televisivi, riuscendo a cucire insieme mondi apparentemente distanti come la lirica, la cucina e la memoria nazionale.
La regia ha giocato molto sul contrasto tra i due set: da un lato l'interno dell'anfiteatro, con i costumi dell'opera e cinquecento artisti tra coro e ballo; dall'altro la piazza esterna, dove Paolo Belli accompagnava la preparazione di una cena popolare per mille commensali. Non sono mancati i richiami enogastronomici, con il presidente del Consorzio del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore a guidare quello che gli organizzatori hanno definito "il brindisi più grande del mondo", un momento coreografico che ha unito il pubblico in una sorta di rituale collettivo.
Le pagelle: Morandi, D'Alessio e la forza della lirica
Analizzando le performance artistiche che si sono alternate sul palco, emerge una classifica in cui la commozione vince sulla tecnica esibita. Il momento più alto della serata porta la firma di Gianni Morandi: alla soglia dei suoi ottant'anni, l'artista ha offerto una lettura di "Caruso" di Lucio Dalla che ha letteralmente spaccato il cuore dell'Arena. Non si trattava di una semplice cover, ma di un atto di amore filiale verso l'amico scomparso; la sua interpretazione, cruda eppure potentemente calibrata, ha meritato il 9 unanime delle pagelle.
Subito a ruota, Gigi D'Alessio si è aggiudicato un 8 per l'approccio filologico: nella sua esibizione, il cantautore napoletano ha restituito al pubblico l'essenza autentica della canzone classica partenopea, quella che oggi il governo, tramite il ministro Mazzi, spera di vedere iscritta nel patrimonio immateriale entro la fine del 2028.
La grande lirica, rappresentata sul palco da voci del calibro di Placido Domingo (in duetto con Serena Autieri) e Vittorio Grigolo, ha tenuto alto il livello tecnico, guadagnandosi un solido 7,5; sebbene alcune arie fossero forse troppo accademiche per il grande pubblico televisivo, la potenza orchestrale ha riempito l'acustica dell'anfiteatro senza bisogno di amplificazioni invasive.
Il peso delle assenze e il valore della candidatura
Nonostante la regia patinata e la diretta su Rai Uno, lo spettacolo ha riportato un 5 in quella che potremmo definire la categoria dell'energia spontanea: le "assenze" – probabilmente riferite a quel brivido di improvvisazione che spesso manca negli eventi governativi – hanno lasciato qualche vuoto di troppo nelle tre ore di diretta. Eppure, se si guarda al risultato finale, lo show ha centrato il suo obiettivo primario.
I cento delegati presenti in platea hanno assistito non solo a un tributo all'opera e al cibo, ma a un vero e proprio manifesto politico-culturale: lanciare la canzone napoletana classica come prossimo ambasciatore dell'italianità nel mondo, forte del fatto che l'Italia è già il Paese con il maggior numero di siti (61) riconosciuti dall'Unesco.
La serata si è chiusa con droni che disegnavano il cielo sopra Verona e le note della Traviata a fare da colonna sonora a un brindisi collettivo, suggellando un matrimonio – a tratti retorico ma visivamente splendido – tra le eccellenze materiali e quelle immateriali del Belpaese.




