Savona ostaggio dei Tir, il nodo della viabilità si stringe tra A6 e Cadibona
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Redazione Interno
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L’ennesimo giorno di paralisi, segnato dal ribaltamento di un autoarticolato sull’A6 e dal contemporaneo guasto di un altro mezzo pesante sulla strada provinciale del Cadibona, ha riproposto con drammatica evidenza la cronica fragilità del sistema viario che collega la costa savonese al Piemonte. Un episodio, quello odierno, che si inserisce in una lunga serie di criticità, acuite dall’aumento esponenziale del traffico e dalla natura obsoleta di infrastrutture concepite per flussi di veicoli completamente diversi. L’incidente autostradale, avvenuto nel primo pomeriggio per cause ancora da accertare, ha costretto alla chiusura totale della A6 tra Altare e il bivio con la A10 per oltre due ore, gettando nel caos l’intera mobilità dell’area e costringendo il traffico, in un intreccio perverso, a riversarsi su percorsi alternativi già di per sé in affanno.
Un doppio blocco che paralizza un territorio
La situazione, già critica per la chiusura dell’autostrada, è diventata insostenibile quando un secondo tir, in avaria, ha bloccato la statale 29, unico collegamento alternativo di rilievo, trasformando di fatto l’intero corridoio del Cadibona in un gigantesco parcheggio. Questa concomitanza sfortunata ma non del tutto imprevedibile ha intrappolato centinaia di automobilisti, esponendoli a disagi estremi che in alcuni casi hanno assunto contorni di emergenza sanitaria. Tra questi, si segnala il caso di una donna affetta da diabete, rimasta bloccata per quasi tre ore e impossibilitata a ricaricare il microinfusore di insulina, con il concreto rischio di andare incontro a una pericolosa ipoglicemia. Episodi del genere, al di là della singola drammaticità, fotografano la vulnerabilità di un sistema che, sotto stress, non garantisce più nemmeno la sicurezza di base dei cittadini.
La ripartenza lenta e l’eredità di un’infrastruttura satura
Solo in serata, dopo un intervento protratto dei Vigili del Fuoco per soccorrere il conducente del camion ribaltato e rimuovere il pesante ingombro, l’autostrada A6 è stata riaperta, seguita poco dopo dalla riapertura a doppio senso della provinciale. La normalità, seppur faticosamente ripristinata, lascia però dietro di sé una scia di domande irrisolte sulla sostenibilità futura di un assetto viario che mostra continuamente il fianco. La stessa dinamica dell’incidente, con la perdita di controllo del mezzo pesante, riporta l’attenzione sulle caratteristiche tecniche di un tracciato autostradale storico, la Savona-Torino, non più pienamente adeguato alle dimensioni e ai volumi del trasporto merci contemporaneo, il quale, unito al traffico ordinario, grava in maniera sempre più insostenibile sull’intero nodo.
La richiesta di una soluzione strutturale oltre l’emergenza
Proprio da questa consapevolezza nasce l’appello, rilanciato dalle amministrazioni locali e dai cittadini, per una soluzione che vada oltre la semplice gestione dell’ordinaria emergenza. L’ipotesi avanzata è quella di realizzare una “direttrice” viaria in grado di aggirare il collo di bottiglia rappresentato dal valico di Altare, alleggerendo così la pressione sulla A6 e garantendo un collegamento più fluido e sicuro con l’autostrada A10. Una proposta che, sebbene complessa, punta a sciogliere quel nodo infrastrutturale che periodicamente trasforma la Val Bormida e la sua costa in un unico, lunghissimo rettilineo di code e di preoccupazioni, dove anche un singolo evento può innescare una reazione a catena dalle conseguenze imprevedibili e potenzialmente gravi.




