La resa dei conti attesa: un esercito di un milione di contribuenti assalta la rottamazione quinquies

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Sono poco più di un milione le domande di adesione piovute sul tavolo dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione per accaparrarsi la cosiddetta “rottamazione quinquies”. Con il sipario che sta per calare definitivamente il 30 aprile, il countdown per chi ha un debito con il Fisco è ormai agli sgoccioli; un’occasione, quest’ultima, che lo Stato concede ai contribuenti in difficoltà per liberarsi dei vecchi carichi, a patto però di rispettare tempi e modalità molto stringenti. Il numero delle istanze, va detto, ha raggiunto quota 15% del totale dei carichi tributari che ci si attendeva di recuperare, segno di una partecipazione massiccia ma non certo plebiscitaria, considerata la mole di cartelle ancora in sospeso nei cassetti degli italiani.

Il meccanismo dello sconto (e le insidie della rateizzazione)

La misura, disciplinata dalla Legge di Bilancio 2026, funziona come una sorta di “taglia-lega” sulle cartelle: chi aderisce viene automaticamente sollevato dal peso di sanzioni, interessi di mora e aggio. In pratica, si torna indietro nel tempo e si chiede al debitore di versare soltanto il capitale originariamente dovuto, oltre ai diritti di notifica. E qui viene il bello, o il brutto a seconda dei punti di vista: la rata unica va saldata entro il 31 luglio prossimo, ma se si opta per la rateizzazione (fino a un massimo di 54 rate bimestrali, spalmate in nove anni) scatta un interesse legale pari al 3% annuo a decorrere dal 1° agosto. Un aspetto, questo, che molti contribuenti sembrano avere sottovalutato nei primi giorni di corsa alla definizione agevolata.

Salerno detta la linea: la stretta sugli enti locali

Non è solo l’Agenzia delle Entrate a muoversi, perché anche i comuni stanno affilando le armi per rientrare dei propri crediti. Il caso di Salerno, in tal senso, è paradigmatico. Il commissario straordinario, Vincenzo Panico, ha firmato la delibera numero 72 del 22 aprile scorso dando il via libera alla definizione agevolata per le entrate tributarie e patrimoniali del capoluogo campano. Rientrano nel mirino del provvedimento i canoni di locazione non pagati, le multe per violazioni al Codice della strada e quelle sanzioni amministrative che da tempo giacevano dimenticate nei cassetti della riscossione coattiva. A fare da spartiacque temporale per essere ammessi alla sanatoria locale è la data del 31 maggio 2023, termine ultimo entro il quale i debiti dovevano essere stati consegnati al concessionario per la riscossione.

Il rischio della doppia trappola per i distratti

La finestra temporale, tuttavia, è molto stretta e non ammette tentennamenti. La domanda va inviata esclusivamente per via telematica, accedendo all’area riservata del sito di Agenzia delle Entrate-Riscossione; lì, un servizio automatico indica i debiti che effettivamente si possono “rottamare” e quali invece restano in attesa di essere saldati per intero. Attenzione però alla decadenza: chi presenta l’istanza, e magari paga la prima rata, non è ancora al sicuro. Se si saltano due rate, anche non consecutive, il beneficio decade immediatamente e il debito torna a galla con gli interessi che erano stati precedentemente scontati. Una eventualità, quest’ultima, che i consulenti fiscali stanno caldamente sconsigliando ai loro assistiti meno affidabili.

Un’ultima chiamata per i “recidivi” della rottamazione

La rottamazione quinquies, bisogna riconoscerlo, ha un’anima generosa (o forse solo disperata) nei confronti di chi ha già fallito in passato. Rispetto alle edizioni precedenti, la nuova legge tende una mano anche a quei contribuenti che avevano aderito alla “rottamazione quater” del 2023 o alle versioni precedenti (bis e ter), salvo poi perderne i benefici per mancati pagamenti. Purché la data della decadenza sia antecedente al 30 settembre 2025, è possibile iscriversi di nuovo alla sanatoria e ripartire da zero. Un meccanismo, insomma, che assomiglia più a un defibrillatore che a una cura: salva la vita nel momento dell’emergenza, ma lascia intatta la malattia di fondo del rapporto tra fisco e contribuente, troppo spesso basato sull’attesa di un condono piuttosto che sulla certezza del prelievo.

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