"Mi hanno fatta bere e violentata a turno": la notte dell'incubo sulla spiaggia di Genova
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Redazione Interno
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Era l’alba del 29 giugno quando una ragazza di 25 anni, con una lieve disabilità cognitiva, ha varcato la soglia del pronto soccorso del Galliera. Tremante, con i vestiti strappati e i segni delle mani che l’avevano immobilizzata, ha raccontato ai medici e alla polizia l’agguato subito poche ore prima. Una trappola ordita da due uomini incontrati per caso all’uscita di un locale della movida genovese, dove aveva passato la serata con un’amica.
I due, apparentemente cordiali, l’avevano convinta a seguirli verso la spiaggia della Foce, dove avevano piantato una tenda. "Facciamo un ultimo drink", le avevano proposto, mentre la notte ormai avanzata rendeva il lungomare deserto. Quello che doveva essere un brindisi tra nuovi conoscenti si è trasformato in un’ora di violenza inaudita: costretta a bere fino a perdere il controllo, è stata aggredita e stuprata ripetutamente, mentre i suoi aggressori si alternavano senza che lei potesse opporre resistenza.
Solo quando i due, sfiniti, si sono addormentati all’alba, la giovane è riuscita a fuggire, trovando la forza di denunciare tutto. Gli investigatori stanno ora setacciando i filmati delle telecamere della zona, alla ricerca di volti che corrispondano alla descrizione fornita dalla vittima: due uomini sulla trentina, uno dei quali con un accento meridionale. Le analisi biologiche confermano la presenza di più soggetti, ma per ora non ci sono nomi.
Quella spiaggia, solitamente meta di giovani durante l’estate, è diventata il teatro di un crimine che ha scosso la città. Mentre la procura lavora per ricostruire ogni dettaglio, la ragazza è seguita da psicologi e assistenti sociali. Il suo racconto, lucido nonostante il trauma, lascia pochi dubbi sulla premeditazione dei due: "Sapevano cosa stavano facendo", ha detto uno degli inquirenti, "e hanno scelto una vittima che consideravano vulnerabile".




