Conte e il Napoli, un gol al fotofinish e la pazienza di una "squadra vera"
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Redazione Sport
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Antonio Conte, al termine di una partita tanto complicata quanto decisiva per le sorti del campionato, ha scelto le parole della concretezza, mescolandole a un’aperta ammissione di sollievo. Il tecnico, intervistato dai microfoni di Dazn dopo il successo ottenuto solo nel recupero contro il Cagliari, ha infatti dichiarato di essersi detto contento persino dell’ipotesi di un pareggio a reti inviolate, poiché la prestazione offerta dalla sua squadra – caratterizzata da un’encomiabile pazienza e da un approccio collettivo maturo – rappresentava di per sé un segnale positivo. “Una di quelle in cui corri il grandissimo rischio di perderla”, ha aggiunto, sottolineando come la vittoria, sebbene agognata, non fosse l’unico parametro di giudizio per una gara tanto insidiosa.
L’epilogo, che ha regalato i tre punti agli azzurri, è giunto infatti a soli secondi dalla fine del tempo regolamentare, grazie a un’incursione del centrocampista camerunense Frank Zambo Anguissa, autore del gol vittoria e successivamente eletto “Panini Player Of The Match” dalla Lega Serie A. A proposito di quel momento decisivo, Conte ha svelato il suo pensiero immediato, racchiuso in una sola, significativa parola: “Finalmente!”. Un’esclamazione che traduce in maniera perfetta la tensione accumulata durante novanta minuti di gioco faticosi, contro un Cagliari schieratosi con un atteggiamento ultra-difensivo che lo stesso allenatore ha ammesso di non essersi completamente aspettato.
L’analisi del match va dunque oltre il mero risultato, concentrandosi sul metodo e sulla mentalità mostrati in campo. Il Napoli di Conte, secondo quanto riportato dal suo stesso allenatore, ha cercato di costruire il successo con ordine e determinazione, “cercando le giuste situazioni per fare gol” senza cedere alla frustrazione o all’individualismo, pur nella consapevolezza del pericolo di un possibile pareggio o addirittura di una sconfitta per un episodio sfortunato. Una prestazione che il tecnico ha voluto definire, senza mezzi termini, come quella di una “squadra vera”.




