Attentato a Monaco, la procura ucraina diffonde il video dell'esplosione

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Un video mai visto prima d'ora ha fatto luce su dinamiche e responsabilità dell'attentato che lo scorso 29 giugno ha sconvolto il principato di Monaco, ferendo gravemente il magnate ucraino Vadim Ermolaev, la sua compagna Anna Nasobina e il figlio tredicenne della coppia.

Le immagini, recuperate e rese pubbliche oggi dalla Procura Generale dell'Ucraina su ordine del procuratore Ruslan Kravchenko, mostrano l'esatto istante in cui l'ordigno è stato fatto esplodere all'ingresso dell'edificio residenziale, confermando la natura premeditata di un agguato che ha scatenato un'indagine internazionale dai contorni ancora tutti da definire.

Un video come prova chiave

Il filmato, che la Procura ha definito "uno dei principali elementi di prova", è stato recuperato dagli esperti del Servizio di sicurezza ucraino (Sbu) dopo che i sospettati avevano tentato di distruggerlo. Secondo quanto reso noto da Kravchenko, i responsabili avevano installato una telecamera di sorveglianza nei pressi del luogo dell'esplosione per monitorare l'esito dell'attentato e avere la certezza dell'avvenuto omicidio; il dispositivo, dopo essere stato cancellato, è stato recuperato e i dati sono stati ripristinati grazie al lavoro degli specialisti.

Le immagini mostrano il momento dell'esplosione, avvenuta poco dopo le 21, quando Ermolaev, la compagna e il figlio stavano rientrando nell'abitazione, e rivelano la presenza di un individuo che, dopo aver piazzato uno zaino nero all'ingresso, si allontana parlando al telefono mentre l'ordigno viene attivato a distanza.

Le condizioni delle vittime

Le conseguenze dell'esplosione sono state devastanti per il magnate e la sua famiglia. Vadim Ermolaev, 58 anni, cittadino cipriota e un tempo tra gli uomini più ricchi dell'Ucraina secondo la classifica di Forbes, è rimasto in coma per diversi giorni per poi uscirne il 4 luglio, con un deciso miglioramento delle sue condizioni.

Ben più critica è la situazione di Anna Nasobina, la compagna del magnate: trasportata d'urgenza all'ospedale Pasteur di Nizza, la donna ha subito un grave trauma che le è costato l'amputazione di entrambe le gambe e che rischia di farle perdere definitivamente la vista, l'udito e la parola. Il figlio tredicenne della coppia, invece, ricoverato all'ospedale pediatrico Lenval di Nizza, ha riportato ferite meno gravi e non sarebbe in pericolo di vita.

Un'indagine tra Kiev, Germania e Italia

Le indagini, condotte dalla magistratura monegasca in collaborazione con le autorità francesi e tedesche, hanno già portato a sviluppi significativi. La principale sospettata, Anastasiia Berezovska, una cittadina ucraina di 39 anni, è stata identificata grazie alle immagini delle telecamere di sorveglianza e alle tracce lasciate durante la fuga, che l'avrebbero portata prima in Italia e poi in Germania, dove aveva preso in affitto un appartamento.

Per lei è stato emesso un mandato d'arresto internazionale con l'accusa di tentato omicidio; il suo corpo, però, è stato successivamente ritrovato senza vita in Ucraina, con un colpo di arma da fuoco alla testa, in un contesto che ha fatto ipotizzare l'eliminazione di un testimone scomodo.

La procura ucraina ha annunciato, inoltre, l'arresto di due uomini legati all'attentato: Vitaly Zhikovich, un ex agente della polizia ucraina e, secondo le fonti, un colonnello dei servizi di intelligence militare (Hur), e Vladyslav Reut, un agente decorato della stessa agenzia.

Le accuse e il movente

I due uomini sono accusati di aver pianificato l'omicidio di Berezovska, dopo che la donna era stata individuata come la principale sospettata dell'attentato a Monaco. Secondo quanto emerso, Zhikovich e Reut avrebbero agito in concorso per uccidere la donna, con il secondo che inizialmente avrebbe confessato di aver sparato per poi ritrattare in tribunale, puntando il dito contro il complice.

Il movente dell'attentato a Ermolaev resta al centro delle indagini: il magnate, che aveva rinunciato alla cittadinanza ucraina e continuava a fare affari in Crimea, era già stato colpito da sanzioni da parte di Kiev nel 2023. Tra le ipotesi investigative, si parla di possibili ritorsioni legate a presunte attività illecite, come una rete di call center fraudolenti, o di un avvertimento per impedire che l'oligarca rendesse pubbliche accuse di corruzione contro alti funzionari ucraini.

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