Nuova bufera giudiziaria per Liberty Lines, sequestri e 67 indagati

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   Un'operazione della Guardia di Finanza, partita nelle prime ore del mattino, sta interessando in queste ore la sede principale e alcuni uffici secondari della compagnia di navigazione Liberty Lines, la quale, di proprietà della famiglia Morace, detiene un ruolo di assoluto rilievo nel settore dei collegamenti marittimi veloci tra la Sicilia e le sue isole minori. L'attività ispettiva, che si inserisce in un solco investigativo già tracciato da precedenti inchieste, si concentrerebbe, stando a quanto è stato possibile apprendere, sulle modalità di erogazione e di percepimento dei contributi pubblici che la Regione Siciliana corrisponde all'azienda in virtù del rapporto convenzionale che lega le parti per la gestione di un servizio considerato essenziale. Poche, al momento, le notizie filtrate, ma l'ampiezza dell'azione dispiegata lascia intendere la complessità di un'indagine che tocca un tassello fondamentale della mobilità regionale.

L'infrastruttura colpita dal sequestro preventivo

A emergere con chiarezza è infatti la portata del provvedimento emesso dall'Autorità Giudiziaria, che ha disposto il sequestro preventivo di un patrimonio aziendale, appartenente a Liberty Lines e alla SNS – Società di Navigazione Siciliana, il cui valore complessivo è stimato in oltre 150 milioni di euro. L'infrastruttura sottoposta a sequelo, la quale garantisce i collegamenti con gli arcipelaghi delle Eolie, delle Egadi, delle Pelagie e con le isole di Pantelleria e Ustica, rappresenta il cuore operativo di un servizio pubblico i cui equilibri, oggi, sono messi a dura prova da un'accusa di truffa aggravata allo Stato per quanto concerne l'utilizzo dei fondi pubblici. Il numero degli indagati, salito a sessantasette, include al suo interno figure di spicco del management, soci, dirigenti, nonché comandanti e tecnici, mentre non sembrano esservi, in questa fase, funzionari pubblici coinvolti direttamente.

Il capitolo delle "avarie non denunciate"

Un altro versante dell'inchiesta, distinto ma parallelo a quello economico-finanziario, è rappresentato dalle presunte irregolarità in materia di sicurezza navale, un aspetto che aveva già caratterizzato l'inchiesta "Mare Monstrum" del 2017. Le accuse, in questo ambito, vertono sulla mancata segnalazione di avarie occorse alle unità della flotta; una prassi, secondo la ricostruzione della Procura di Trapani, finalizzata a evitare interruzioni del servizio e costose operazioni di manutenzione, ma che avrebbe potuto esporre a rischi l'incolumità dei passeggeri. Alcune intercettazioni, divenute parte del fascicolo investigativo, restituiscono la percezione di una certa disinvoltura nella gestione di queste criticità, come nel caso della frase – attribuita a un comandante – riguardante le condizioni di navigazione di un'unità sprovvista, forse, di stabilizzatore.

Un sistema sotto la lente d'ingrandimento

Quello che si delinea, pertanto, è un quadro d'insieme di notevole impatto, dove le vicende giudiziarie della compagnia navale finiscono per porre nuovamente l'accento sull'intero sistema dei trasporti veloci in Sicilia, un settore vitale per l'economia e la coesione territoriale, ma che storicamente mostra alcune vulnerabilità. L'inchiesta, con il suo corredo di perquisizioni, sequestri e un elevato numero di persone sottoposte a indagine, riaccende i riflettori sui meccanismi di controllo e sulla gestione degli ingenti finanziamenti pubblici destinati a garantire un servizio che, per molte località, costituisce un vero e proprio cordone ombelicale con la terraferma.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.