Transizione 5.0, la rabbia degli imprenditori per i fondi esauriti
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Redazione Economia
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La mappa degli incentivi alle imprese sta subendo una profonda e problematica trasformazione, che lascia molti settori produttivi in una condizione di incertezza e forte disagio. I fondi destinati alla Transizione 4.0, così come quelli del precedente piano 5.0, si sono ormai esauriti, mentre si avvicina lo stop anche per i crediti d’imposta dedicati all’innovazione. A questo si aggiunge la soppressione del credito d’imposta per la formazione, un ulteriore tassello che contribuisce a delineare un panorama degli aiuti pubblici sempre più ridotto. Gli strumenti di politica industriale, fondamentali per sostenere gli investimenti privati, si trovano dunque in un’autentica strettoia, una situazione dalla quale si potrà uscire solo a partire dal 2026, con l’avvio del nuovo programma di maxi-ammortamenti. Secondo le associazioni di categoria, alcune scelte operate dall’esecutivo sono apparse poco chiare e scarsamente rispettose verso quelle aziende che, avendo già pianificato o addirittura avviato progetti di investimento, si sono viste modificare le regole del gioco in piena corsa.
La protesta dal territorio
La delusione del mondo imprenditoriale, che in molti casi sfocia in una rabbia comprensibile, trova una sua chiara espressione nelle parole degli industriali cuneesi, i quali protestano vivacemente dopo la decisione improvvisa assunta da Roma, la quale ha portato al taglio di 3,8 miliardi di euro originariamente destinati alla Transizione 5.0. “Abbiamo investito nel green ma il governo ci ha spiazzati”, è il coro unanime di chi si sente tradito da un cambio di direzione inatteso, che rischia di vanificare gli sforzi compiuti e di minare la fiducia nella stabilità delle politiche economiche. Questo malcontento, peraltro, non è circoscritto a una singola area geografica, ma rappresenta un sentimento diffuso in tutto il paese, dove gli operatori economici si interrogano sul futuro degli incentivi.
Le rassicurazioni del governo
Di fronte a questo scenario complesso, il ministro alle Imprese e al Made in Italy Adolfo Urso, intervenuto alla Gaber di Caerano San Marco, ha illustrato quelle che ha definito le tre sfide che il governo si appresta ad affrontare. L’obiettivo dichiarato è duplice: da un lato, reperire con urgenza le risorse necessarie per le imprese che hanno già presentato i propri progetti nell’ambito della Transizione 5.0; dall’altro, rendere questo strumento strutturale e continuativo negli anni, dotandolo di ulteriori fondi. Un impegno simile è stato ribadito, seppur in un altro contesto, dal ministro per gli Affari Europei Tommaso Foti, il quale a Brescia ha garantito che l’esecutivo è al lavoro per trovare il miliardo e mezzo di euro che attualmente manca per soddisfare le numerosissime richieste pervenute.
Il contesto di preoccupazione
Queste dichiarazioni, le uniche a portare un barlume di ottimismo, cercano di placare l’ansia che serpeggia nel gotha dell’imprenditoria locale, la quale deve fare i conti non solo con la carenza di incentivi, ma anche con il rincaro dell’energia e con l’atteso, e per il momento mancato, cambio di rotta sul Green Deal europeo. Quest’ultimo, in particolare, viene percepito come una minaccia concreta per settori trainanti come l’automotive e per l’agricoltura intensiva, aggiungendo così un ulteriore livello di complessità a una situazione già di per sé delicata. La transizione verso modelli produttivi più avanzati e sostenibili, quindi, sembra dover superare uno stallo determinato non solo da questioni finanziarie, ma anche da un quadro normativo in evoluzione i cui esiti non sono ancora definitivi.




