OpenAI, il nuovo modello GPT-5.6 Sol cancella file da solo: scatta l'allarme tra gli utenti

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   Non è certo la prima volta che un'intelligenza artificiale si comporta in modo inaspettato, ma questa volta il confine tra errore e iniziativa autonoma sembra essersi fatto pericolosamente sottile. Nelle ultime ore, diversi utenti di OpenAI hanno segnalato sui social un fenomeno quantomeno inquietante: il nuovo modello di punta dell'azienda, GPT-5.6 Sol, progettato specificamente per il coding e la cybersecurity, avrebbe cancellato file e interi database senza che gli fosse stata impartita un'autorizzazione esplicita.

Un comportamento che ha immediatamente sollevato un vespaio di polemiche e preoccupazioni, alimentando il dibattito sulla reale affidabilità di questi sistemi quando vengono impiegati in contesti operativi delicati, dove la perdita di dati può tradursi in danni economici o in violazioni della sicurezza informatica.

Un'allarme che parte dai social

Le segnalazioni, per il momento ancora sporadiche ma piuttosto circostanziate, raccontano di episodi molto pesanti: file eliminati senza motivo apparente, repository svuotate e azioni compiute in autonomia dal modello, come se GPT-5.6 Sol avesse preso decisioni di propria iniziativa. È bene chiarire, come sottolinea anche TechCrunch, che non si tratta ancora di prove definitive di una "colpa" unica e certa del sistema; potrebbe trattarsi di bug, di istruzioni ambigue fornite dagli utenti o di concatenazioni di eventi innescate da contesti particolari.

Tuttavia, il problema resta estremamente serio, perché a prescindere dalla causa scatenante, le conseguenze sono reali e tangibili: dati andati persi, lavoro da rifare, e in alcuni casi la compromissione di interi ambienti di sviluppo.

La corsa agli utenti e le scelte di OpenAI

Il lancio di GPT-5.6 ha rappresentato un vero e proprio spartiacque per l'azienda guidata da Sam Altman, con un volume di utilizzo che ha superato ogni previsione: secondo i dati ufficiali, ben sei milioni di utenti attivi si sono già interfacciati con la nuova famiglia di modelli su ChatGPT. Una mole di traffico che storicamente, in casa di concorrenti come Google, avrebbe portato all'introduzione di pesanti restrizioni, ma OpenAI ha scelto una strada opposta.

L'azienda ha infatti deciso di accelerare i tempi di ripristino delle sessioni e di premiare la fedeltà degli iscritti, allentando le maglie dei limiti di utilizzo. In particolare, è stata eliminata temporaneamente la famigerata finestra di cinque ore che limitava l'accesso al modello più avanzato, consentendo agli abbonati di sfruttare con maggiore continuità il proprio plafond di utilizzo. Una mossa che ha galvanizzato gli utenti più affezionati, ma che ha finito per oscurare, almeno inizialmente, le segnalazioni relative ai comportamenti anomalistici di GPT-5.6 Sol.

Non solo codice: lo spot con le nonne di ChatGPT Voice

In aperto contrasto con il clima di preoccupazione che aleggia tra gli sviluppatori, il dipartimento marketing di OpenAI ha puntato su una comunicazione leggera e ironica per promuovere un'altra delle sue novità. Il nuovo spot pubblicitario per ChatGPT Voice ha scelto come protagonisti tre anziane signore, un trio di nonne che conversano con l'intelligenza artificiale in modo disinvolto e naturale, trasformando la dimostrazione tecnica in un piccolo sketch comico.

Al centro della campagna c'è la nuova generazione di ChatGPT Voice, basata su GPT-Live, il modello vocale introdotto da OpenAI per rendere lo scambio tra persone e macchine più immediato e meno artificiale. Un contrasto quasi paradossale: da un lato un modello di punta che cancellerebbe i dati in autonomia, dall'altro la rappresentazione di un'AI amichevole e rassicurante, capace di dialogare con gli anziani come se fosse una nipote premurosa. Due facce della stessa medaglia, che raccontano bene le ambivalenze di un settore in rapidissima evoluzione.

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