A Beirut sud, Hezbollah sfida i droni con la piazza “Restiamo qui anche se ci bombardano”

A Beirut sud, Hezbollah sfida i droni con la piazza “Restiamo qui anche se ci bombardano”
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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Il "Partito di Dio" riunisce i suoi sostenitori nel quartiere roccaforte di Dahieh, e lo fa con una sfida che risuona tra le macerie e il ronzio costante dei velivoli senza pilota israeliani. rainews

Rispetto alle altre zone della Capitale, la notte a Dahieh è meno illuminata ma infinitamente più rumorosa: lungo i trasandati palazzi popolari che formano questa vasta periferia meridionale, divenuta negli anni il simbolo della resistenza armata, compare solo qualche rara luce alle finestre degli appartamenti, un po’ perché l’elettricità scarseggia dopo anni di bombardamenti mirati, un po’ perché molti degli inquilini – come documentano le agenzie internazionali – hanno abbandonato le loro case per trasformarsi in sfollati alla periferia della metropoli. rainews

Eppure, nonostante la Linea Gialla – quella fascia di una decina di chilometri lungo il confine sud che l’esercito israeliano occupa e presidia – sia ormai una realtà consolidata sul terreno, migliaia di sciiti sono scesi in piazza per ribadire un concetto elementare: "Restiamo qui, anche se ci bombardano". rainews

Il messaggio di Netanyahu e la strategia della tensione

Mentre i carri armati avanzavano oltre i vecchi confini della Blue Line, il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha pubblicato un videomessaggio su X rivolto direttamente ai cittadini libanesi, cercando di scollare il consenso popolare dal sostegno alla milizia.

"Non siamo in guerra contro di voi, ma contro Hezbollah", ha detto in inglese Netanyahu, specificando che Israele desidera "ardentemente la pace con voi, con il Libano; una pace in cui i nostri due popoli possano prosperare insieme". rainews

Una dichiarazione che stride violentemente con i dati forniti dal ministero della Salute di Beirut: dalla ripresa delle ostilità, il 2 marzo scorso, sono morti sul suolo libanese almeno 3.696 cittadini, travolti da un conflitto che non accenna a placarsi.

A loro, il leader dello Stato ebraico non ha offerto pace, ma un’alternativa secca: unirsi a loro contro il nemico interno, perché – ha ribadito – la guerra è solo contro il "Partito di Dio". rainews

La piazza come atto di resistenza quotidiana

"Ai tuoi ordini, Nasrallah", urlano le donne avvolte nel nero chador in una delle ultime manifestazioni di massa organizzate nel cuore della roccaforte.

In alto brillano i telefoni, pronti a immortalare selfie e riprese; sventolano bandiere verdi di Hezbollah e, accanto a queste, i vessilli iraniani con i volti dell’ayatollah Khamenei e di suo figlio Mojtaba.

Non manca mai la banda con la grancassa, il poeta che declama versi ispirati e i maxischermi sui quali sfilano fucili d’assalto e simboli religiosi. rainews

Secondo quanto riferito dall’Afp, la manifestazione – che ha attirato centinaia di persone nonostante i continui attacchi mirati dell’aviazione israeliana – rappresenta un termometro fedele dello stato d’animo di chi vive sotto le bombe: "I loro aerei non ci spaventano, le loro armi non ci spaventano", ha spiegato una manifestante di 54 anni, "Resteremo e lotteremo e saremo vittoriosi, se Dio vuole". rainews

L’assedio tecnologico e la vita sotto le macerie

Dahieh, che in arabo significa semplicemente "sobborgo", è forse il luogo più densamente popolato del Libano, un groviglio di vicoli stretti dove i palazzi sembrano lottare per un pezzo di cielo. Qui, il ronzio dei droni è diventato un sottofondo così abituale che molti residenti – come ha osservato la BBC – hanno smesso quasi di notarlo. rainews

Ma la distruzione è sotto gli occhi di tutti: un’analisi delle immagini satellitari ha rivelato almeno 65 attacchi aerei che hanno raso al suolo interi edifici, e in molti casi colpito anche quelli adiacenti, cancellando decine di attività commerciali, cliniche e ristoranti. "Non c’è più vita lì, nemmeno una persona in vista", ha raccontato un operaio di ritorno dalla zona di Burj El Brajneh, la più martoriata del quartiere. rainews

E mentre i vertici politici discutono di tregue lontane e inattuabili, la gente comune come Mehdi e Zahraa – fuggiti con i figli adolescenti – si prepara a tornare non appena il cessate il fuoco verrà annunciato. "Alcune persone hanno una scelta, noi no", ha sospirato Mehdi, indicando la tenda di fortuna sotto la quale dorme e il drone che vola minaccioso sopra le loro teste. rainews

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