La Dakar 2026 parte nel segno di Ekström, mentre Loeb studia Peterhansel

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La 48a edizione del rally raid più estremo del pianeta si è messa in moto con il consueto prologo, un assaggio di 22 chilometri nel deserto saudita che ha già imposto la sua legge. A prevalere, nella categoria regina delle auto "Ultimate", è stato lo svedese Mattias Ekström, il quale, al fianco del navigatore Emil Bergkvist, ha portato il suo Ford Raptor al primo posto con un tempo di 10 minuti e 48 secondi. Un percorso breve, quello attorno a Yanbu, ma tutt’altro che semplice, costellato di insidie come rocce affioranti e una navigazione impegnativa che ha subito preteso il massimo dalla concentrazione degli equipaggi. Alle sue spalle si è piazzato l'americano Mitch Guthrie, anch'egli su Ford, mentre il podio è stato completato dal belga Guillaume de Mévius su Mini, a delineare un quadro iniziale estremamente combattuto.

Il dominio di Canet tra le due ruote e le ambizioni di Loeb

Tra i motociclisti, invece, a stupire è stato l’esordio in Rally GP del ventenne spagnolo Edgar Canet, in sella a una KTM della squadra ufficiale Red Bull. Il giovane ha conquistato la tappa inaugurale sopravanzando di soli tre secondi il campione in carica, il compagno di squadra australiano Daniel Sanders, a dimostrazione di come la nuova generazione sia pronta a lanciare la sua sfida. Mentre la corsa inizia a scaldarsi, l’attenzione si sposta anche sulle strategie e sulle rivalità che si annidano nel gruppo di testa. Sebastien Loeb, uno dei grandi favoriti, non nasconde di puntare dritto alla vittoria finale, ma confessa, in una riflessione che va al di là della mera competizione, una profonda ammirazione per il collega francese Stephane Peterhansel. “Vorrei carpire il suo segreto”, ha dichiarato Loeb, riferendosi alle 14 affermazioni dell’avversario nella storia della Dakar, un record che sembra scolpito nella roccia e che trasforma "Mr. Dakar" in un vero e proprio mito dello sport motoristico.

L'omaggio di Castera a un mito e la passione di Internò

A sottolineare la statura quasi leggendaria di Peterhansel è stato anche David Castera, direttore della gara, il quale ha osservato come, a differenza di altri campioni, il pilota francese sia mosso da un amore viscerale per questa disciplina. “Quando Carlos Sainz o lo stesso Loeb smetteranno di correre, non li rivedremo, Stephane è diverso”, ha precisato Castera, delineando il profilo di un uomo la cui motivazione trascende i trofei. Un sentimento, quello della passione pura, che sembra accomunare molti dei protagonisti, come testimonia l’entusiasmo del centauro bresciano Tiziano Internò, alla sua sesta partecipazione. “Le emozioni, anche alla sesta Dakar, sono sempre tantissime”, ha raccontato il pilota, confermando come l’evento rappresenti un appuntamento irrinunciabile, un banco di prova fisico e mentale che continua ad attrarre, anno dopo anno, chi cerca l’essenza più autentica del rally raid.

Il lungo deserto che attende i concorrenti

Con il prologo ormai archiviato, l’attenzione si sposta ora sulle tappe lunghe e logoranti che compongono il vero cuore della Dakar. I primi chilometri cronometrati hanno già offerto un assaggio delle difficoltà che attendono i concorrenti, costretti a destreggiarsi tra terreni impervi e una tattica di navigazione che spesso fa la differenza. Il successo di Ekström, seppur in una prova così corta, segnala la competitività della squadra Ford, mentre tra le moto l’equilibrio sembra già precario, con Sanders immediatamente incalzato da un giovane talento. La strada verso il traguardo finale, che si snoderà attraverso le sabbie e i paesaggi rocciosi dell'Arabia Saudita, è ancora tutta da scrivere, con ogni tappa pronta a riservare colpi di scena e a mettere a dura prova uomini e macchine.

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