Naza resta primo al box office italiano, l'esercito israeliano pubblica una lettera di dieci pagine
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Redazione Sport
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A una settimana dall'esordio nelle sale italiane, Naza continua a occupare la prima posizione nella classifica del box office. Il documentario diretto dai registi israeliani Yuval Abraham e Rachel Szor ha superato i tre milioni di euro di incassi e si avvicina alle 400mila presenze, un risultato che ha spinto la distribuzione I Wonder Pictures a prolungare la programmazione ben oltre i tre giorni inizialmente previsti.
Il film, prodotto da The Guardian e JW Films, è costruito attorno alle testimonianze di ventiquattro tra militari e membri dell'intelligence israeliana, intervistati in forma anonima durante conversazioni notturne sui tetti di Tel Aviv.
Il significato del termine e il sistema Lavender
Il titolo del documentario riprende un acronimo in uso nel gergo militare israeliano, derivato dalle parole ebraiche nezek agavi, che indica il numero di civili la cui morte è considerata un danno collaterale accettabile in un attacco mirato. Secondo le testimonianze raccolte nel film, valori inferiori a venti non avrebbero richiesto autorizzazioni particolari, mentre in un caso sarebbe stato approvato un attacco con un valore di cinquecento.
Il documentario descrive anche il funzionamento di un sistema di intelligenza artificiale, denominato Lavender, che analizzerebbe i dati delle telecomunicazioni per calcolare la probabilità che un individuo appartenga ad Hamas; le persone identificate verrebbero localizzate attraverso i telefoni cellulari e attaccate preferibilmente di notte nelle loro abitazioni.
La replica dell'esercito israeliano
Giovedì l'esercito israeliano ha pubblicato un documento di dieci pagine per contestare le tesi centrali del film. Il testo sostiene che le forze armate hanno adottato direttive precise e vincolanti che «distinguono in modo esplicito, completo e chiaro tra militari e civili non coinvolti a Gaza».
La replica definisce falsa una delle accuse principali del documentario, secondo cui l'esercito avrebbe pianificato e approvato attacchi in cui si prevedeva la morte di cinquecento civili, e nega che l'intelligenza artificiale abbia mai selezionato autonomamente gli obiettivi.
Il controdocumentario The Real Story
Alla diffusione internazionale di Naza ha risposto un controdocumentario intitolato Naza: The Real Story, lungo quarantanove minuti e diretto dal tenente colonnello Roi Danino insieme a Hagai Gutman e Ariel Averbuch. Il film, disponibile gratuitamente sul sito ufficiale con sottotitoli in inglese, si presenta come una confutazione esplicita delle affermazioni fatte nel documentario originale da informatori anonimi.
Realizzato con la collaborazione di ufficiali dell'intelligence e comandanti sul campo, The Real Story sostiene che Hamas combatteva dall'interno delle aree civili e che l'esercito ha operato con regole d'ingaggio rigide, accompagnando le testimonianze con fotografie, filmati e documenti autorizzati alla pubblicazione.
Le reazioni politiche in Israele
Il documentario ha suscitato reazioni severe da parte del governo israeliano. Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha annunciato l'intenzione di presentare due leggi, una per revocare la cittadinanza a chi «diffama» i soldati e l'altra per aumentare di venti volte l'importo del risarcimento per diffamazione. Il ministro della Cultura Miki Zohar ha chiesto al servizio di intelligence interna Shin Bet di aprire un'indagine sull'origine dei materiali utilizzati nel film, in vista di un possibile procedimento per la revoca della cittadinanza dei due registi.
La giornalista Giulia Innocenzi, intervenuta nel dibattito, ha espresso preoccupazione per le reazioni contro gli autori e ha richiamato la posizione di Netanyahu, il quale avrebbe richiesto la revoca della cittadinanza anziché promuovere verifiche sull'operato delle forze armate.
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