Kvaratskhelia è il Player of the Season: quel rimpianto Napoli che ora vale un Pallone d’oro

Kvaratskhelia è il Player of the Season: quel rimpianto Napoli che ora vale un Pallone d’oro
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Redazione Sport Redazione Sport   -   La Uefa, per bocca del suo Gruppo di Osservatori Tecnici, ha ufficialmente incoronato Khvicha Kvaratskhelia come miglior calciatore della Champions League 2025/26.

Un premio, il "Player of the Season", che difficilmente avrebbe potuto trovare destinatario più meritevole considerato il percorso netto del Paris Saint-Germain: l'attaccante georgiano, infatti, ha chiuso la competizione con 10 reti e 6 assist in 16 presenze, numeri che acquistano peso specifico se accompagnati dalla narrazione delle sue giocate decisive.

Dalla doppietta al Bayern Monaco in una semifinale da cinque gol, fino alla conquista del rigore nella finale di Budapest contro l'Arsenal (quello trasformato poi da Dembélé per l’1-1), Kvaratskhelia è stato l’architetto silenzioso ma letale del secondo trionfo europeo consecutivo per i parigini.

Il rimpianto chiamato Napoli e la gestione economica che ha fatto discutere

Se Parigi esalta il proprio "Kvaradona", a Napoli il pensiero corre inevitabilmente a un errore di valutazione che pesa come un macigno. Il georgiano, ricordiamolo, è stato ceduto nella sessione invernale del 2025 per una cifra base di 70 milioni di euro.

Una somma che, sebbene rilevante, appare oggi quasi irrisoria se rapportata allo status attuale del giocatore.

La frattura, alimentata da un ingaggio considerato troppo basso (si parla di circa 1,4 milioni di euro netti a stagione dopo lo Scudetto) e da una gestione ritenuta "poco lungimirante", ha trasformato un idolo in un ex rimpianto.

Il patron De Laurentiis, recentemente, ha ammesso pubblicamente l’errore strategico di non aver gestito diversamente il rinnovo, ammettendo che le pressioni dell'entourage e le tensioni contrattuali hanno reso insostenibile la permanenza del talento georgiano.

La Top 11 della competizione e il dominio del PSG

Proprio come accaduto per il premio principale, la squadra campione in carica fa incetta di posti anche nella Top 11 della competizione stilata dagli osservatori Uefa. Oltre a Kvaratskhelia, il PSG piazza ben altri quattro uomini nella formazione ideale: Ousmane Dembélé, Vitinha (eletto anche MVP della finale), Marquinhos e Nuno Mendes.

Dietro ai francesi, l’Arsenal è la seconda squadra più rappresentata con tre giocatori, seguiti dal Bayern Monaco (due) e dall’Atletico Madrid (uno).

Una fotografia che conferma come la supremazia del club transalpino non sia stata solo numerica, ma qualitativa, dominando le nomination individuali grazie a un collettivo perfettamente oliato da Luis Enrique.

L’ombra di Mbappé e la nuova eredità del Pallone d’Oro

Curiosamente, mentre i parigini accatastano trofei (due Champions League consecutive, oltre ai titoli domestici), a Madrid si interrogano sul rendimento di Kylian Mbappé.

L'attaccante francese, che pure ha lasciato Parigi da fenomeno assoluto, non ha ancora vinto la coppa dalle grandi orecchie con i blancos, nonostante sia risultato comunque il capocannoniere del torneo con 15 gol.

E in questo contesto, riaffiora con prepotenza il ricordo di un vecchio video in cui Luis Enrique rimproverava Mbappé per la scarsa propensione alla fase difensiva.

Kvaratskhelia, al contrario, ha sposato in pieno la filosofia dell'asturiano: uno che, come ha raccontato lui stesso ai microfoni di Sky, rischierebbe la panchina se non tornasse indietro a coprire. Questa dedizione, unita alla qualità cristallina, lo proietta dritto dritto verso il Pallone d’Oro.

A contenderselo, nel duello a distanza, restano il suo compagno Dembélé (vincitore nel 2025) e Harry Kane, ma la sensazione è che la bacheca del georgiano si stia facendo sempre più pesante.

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