La Fifa introduce le pause obbligatorie per dissetarsi durante i Mondiali 2026
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Redazione Sport
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L’esperienza dei Mondiali in Qatar, dove le partite superavano regolarmente i cento minuti di gioco, aveva già modificato la percezione del tempo in campo. Ora, guardando ai prossimi campionati del mondo del 2026, che si disputeranno in Nord America, un ulteriore elemento andrà a segmentare la dinamica delle sfide, imponendo ai tecnici, come Murat Yakin, di programmare interventi tattici in momenti prestabiliti. La decisione, annunciata nel corso del recente 'World Broadcaster Meeting' a Washington, rende infatti obbligatorio per ogni incontro del torneo un intervallo dedicato all’idratazione, fissato al ventiduesimo e al sessantasettesimo minuto di gioco.
Un break strutturato e universale
Queste interruzioni, della durata precisa di centottanta secondi ciascuna, formalizzano e istituzionalizzano una prassi che, in passato, veniva applicata in modo discrezionale e solo in condizioni climatiche estreme. La novità principale, ribadita dalla Fifa, risiede proprio nel carattere vincolante della pausa, che non sarà più legata alla valutazione arbitraria dell’arbitro o alla sola presenza di un caldo eccessivo. Ci si trova quindi di fronte a una normalizzazione del cosiddetto “cooling break”, che assume ora la definizione ufficiale di “Hydration Break” e diventa parte integrante del regolamento di gara, a prescindere dalle condizioni meteorologiche riscontrate in quegli stadi degli Stati Uniti, del Canada e del Messico.
Dalle eccezioni alla regola fissa
Se nelle competizioni nazionali, come la Serie A, la decisione di concedere una tregua per permettere ai calciatori di rinfrescarsi spetta esclusivamente alla direzione di gara, nel massimo torneo iridato il meccanismo sarà automatico e scandito dall’orologio. Questo cambiamento, presentato come una misura a tutela del benessere degli atleti durante un evento fisicamente impegnativo, segue una logica di prevenzione standardizzata, eliminando qualsiasi margine di interpretazione soggettiva. La pausa obbligatoria, pertanto, si trasforma in un vero e proprio quarto e quinto tempo all’interno della partita, offrendo spazi predefiniti non solo per reintegrare i liquidi, ma anche per ricevere indicazioni tecniche.
Implicazioni e prospettive operative
L’introduzione di questo formato, che frammenta ulteriormente i due tradizionali tempi di gioco, avrà inevitabili ripercussioni sulla gestione della partita da parte degli allenatori e sulla programmazione delle trasmissioni televisive. La pausa fissa, collocata in momenti strategici del primo e del secondo periodo, crea infatti due finestre supplementari per correggere l’assetto della squadra o per modificare gli schemi in risposta a quanto visto in campo. La Fifa, promuovendo questa iniziativa in vista dell’edizione del 2026, la considera inoltre un potenziale banco di prova per futuri adattamenti in altre competizioni, clubistiche e non, sebbene al momento la sua applicazione rimanga circoscritta al prossimo torneo mondiale.




