Polonia tra Ucraina e Trump, cosa cambia con la vittoria di Nawrocki? La virata a destra che spaventa l’Europa

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Karol Nawrocki, esponente del partito nazionalista Diritto e Giustizia (PiS), ha vinto di misura le elezioni presidenziali in Polonia, imponendo una svolta che rischia di alterare gli equilibri interni e internazionali del Paese. Con uno slogan – "Polonia first" – che riecheggia apertamente quello di Donald Trump, il neoeletto presidente si appresta a contrapporsi al governo europeista di Donald Tusk, aprendo una fase di coabitazione difficile.

La vittoria di Nawrocki, seppur risicata, rappresenta un segnale chiaro per l’Unione Europea, che vede nella Polonia un attore chiave, soprattutto in relazione al sostegno all’Ucraina. Il nuovo capo dello Stato, vicino alle posizioni sovraniste che hanno trovato in Trump un punto di riferimento, potrebbe rivedere la linea filo-atlantica e filo-ucraina mantenuta finora da Varsavia. Non a caso, il presidente tedesco Frank-Walter Steinmeier ha immediatamente invitato Nawrocki a Berlino, sottolineando la necessità di "rafforzare" i legami tra i due Paesi, mentre il premier Tusk – consapevole della sfida che lo attende – ha annunciato la richiesta di un voto di fiducia in Parlamento.

La sinistra polacca, che aveva puntato sul sindaco di Varsavia Rafal Trzaskowski, subisce così una nuova battuta d’arresto, dopo anni di difficoltà nel contrastare l’ascesa del PiS. Lo stesso Trzaskowski, in un eccesso di ottimismo, si era già autoproclamato vincitore prima del conteggio definitivo, ma i numeri – come spesso accade – hanno riservato una beffa.

Giorgia Meloni, tra i primi leader europei a congratularsi con Nawrocki, ha parlato di "valori comuni", confermando l’asse tra i sovranisti del continente. Intanto, l’Europa osserva con apprensione una Polonia che, dopo anni di riforme moderate, potrebbe riprendere la strada dell’euroscetticismo. La domanda ora è se Tusk riuscirà a mantenere il controllo della situazione, o se sarà costretto a rivedere la sua agenda politica per evitare uno scontro frontale con il nuovo inquilino del Palazzo presidenziale

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