Ceuta, l'esercito spagnolo in campo e i numeri della crisi migratoria: tra 8.000 e 11.000 i migranti ancora nell'exclave
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Redazione Esteri
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La città autonoma di Ceuta, affacciata sulla costa nordafricana e da sempre crocevia di rotte migratorie, si trova ancora a fare i conti con le conseguenze dell'assalto alla frontiera dello scorso luglio. Le stime ufficiali, seppur ballerine, delineano una pressione demografica senza precedenti per un territorio di appena diciannove chilometri quadrati: il presidente locale, Juan Jesús Vivas, ha quantificato in una forchetta tra le 8.000 e le 11.000 unità il numero di migranti irregolari che, a distanza di mesi, risulterebbero ancora presenti nell'exclave spagnola.
Una cifra che contrasta nettamente con altre ricostruzioni, secondo le quali il numero si attesterebbe invece attorno ai 2.500, ma che ha spinto lo stesso Vivas a rivolgersi al governo centrale di Madrid per ottenere risorse aggiuntive, definendo la situazione ormai insostenibile sul piano sociale e dell'ordine pubblico.
La regia dietro gli arrivi e l'allarme terrorismo
Il quadro, già complesso nella sua dimensione emergenziale, si complica ulteriormente alla luce di valutazioni che riguardano la sicurezza nazionale. Secondo rapporti degli apparati di intelligence, il rischio legato al terrorismo islamista a Ceuta non sarebbe più teorico ma concreto, e le modalità dell'assalto del 30 e 31 luglio, quando circa 80.000 persone tentarono di valicare il valico, farebbero pensare a una pianificazione ben precisa.
Dietro quella che è apparsa come una mobilitazione spontanea e improvvisa si celerebbe, secondo gli 007, «una regia», un coordinamento che avrebbe trasformato l'emergenza umanitaria in una crisi diplomatica di prim'ordine.
Le preoccupazioni si concentrano sulla possibilità che l'exclave, per la sua posizione geografica e per la sua storia recente, possa trasformarsi in un centro di radicalizzazione e reclutamento jihadista; fonti investigative ricordano come diverse decine di persone originarie dell'area siano già partite in passato per combattere nei teatri siriano e iracheno, un elemento che alimenta i timori di Madrid e che ha innescato un acceso dibattito politico con l'Italia.
Lo scontro politico e il sondaggio che boccia le "frontiere aperte"
La tensione tra i governi di Spagna e Italia, con i rispettivi leader Pedro Sánchez e Giorgia Meloni su fronti opposti, non è dunque solo un episodio di ordinaria diplomazia, ma affonda le radici nella percezione stessa del fenomeno migratorio. Mentre Sánchez ha dovuto dispiegare l'esercito per riportare l'ordine e arginare gli ingressi, in un'operazione che ha comportato costi ingenti, l'approccio spagnolo è stato aspramente criticato. Un sondaggio promosso dal Secolo, condotto su un campione di 1.551 partecipanti, ha evidenziato come quasi il 90% dei cittadini intervistati bocci le politiche di accoglienza sin qui praticate, con appena lo 0,5% che continua a considerare l'accoglienza come una priorità assoluta. Un dato che fotografa un mutamento profondo dell'opinione pubblica, influenzato anche dalle dichiarazioni provenienti da Rabat; il Marocco, infatti, ha rincarato la dose verso Madrid, sostenendo che «dall'altra parte stendono loro il tappeto rosso», un'affermazione che getta ombre sul ruolo delle autorità marocchine nel controllo dei flussi.
La spesa per le barriere e i numeri dell'escalation
La crisi di Ceuta, che ha portato al valico tra le 50.000 e le 70.000 persone nel giro di pochi giorni, con episodi di mortalità in mare e lungo le recinzioni, ha spinto il governo spagnolo a investire somme ingenti per la difesa dei confini. Solo per quanto riguarda l'exclave di Ceuta, dall'inizio della crisi sono stati stanziati circa 37 milioni di euro, una cifra che sale a 80 milioni se si considera il totale degli investimenti effettuati dal 2019 anche per la vicina Melilla.
Ma gli sforzi economici non si fermano qui: altri 99 milioni di euro sarebbero già pronti per essere destinati alla realizzazione di barriere in mare, un progetto ambizioso e discusso che mira a rendere impermeabili le frontiere marittime e a prevenire nuovi assalti di massa.
Questi numeri, che delineano un impegno finanziario considerevole, testimoniano la volontà di Madrid di rafforzare le proprie difese, mentre la presenza di migliaia di persone ancora bloccate a Ceuta rappresenta una sfida logistica e umanitaria destinata a pesare a lungo sulle dinamiche politiche interne e sui rapporti con il vicino Marocco.
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