Le mail di Salim El Koudri all’università di Modena: «Voi e Gesù Cristo lo brucio»

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Le mail inviate da Salim El Koudri all’Università di Modena nel 2021 sono ora al centro degli approfondimenti degli investigatori dopo l’attentato avvenuto sabato scorso nel centro storico della città emiliana. In quei messaggi, spediti la sera del 27 aprile di cinque anni fa, comparivano frasi violente contro i cristiani e riferimenti diretti a Gesù Cristo. Quattro comunicazioni in particolare vengono analizzate per ricostruire la personalità dell’uomo e comprendere il contesto che ha preceduto quanto accaduto nei giorni scorsi.

Nei testi inviati all’ateneo modenese si leggeva: «Bastardi cristiani di me…, voi e il vostro Gesù Cristo in croce. Lo brucio». Le parole erano state scritte con “Gesù Cristo” riportato in minuscolo. Le mail vengono considerate uno degli elementi utili a delineare il profilo di El Koudri mentre proseguono le verifiche investigative. Gli accertamenti puntano anche a chiarire se dietro all’episodio di sabato possa esserci un atto di emulazione collegato ad altre stragi avvenute in Europa, compiute da soggetti con problemi psichici e non collegati a gruppi eversivi di matrice islamica.

Le parole pronunciate in carcere al legale

Durante i colloqui in carcere con il suo avvocato di fiducia, Fausto Gianelli, Salim El Koudri avrebbe pronunciato una frase che viene ora inserita nel quadro investigativo: «Sabato sono uscito di casa sapendo di dover morire». Secondo quanto ricostruito, alle richieste di spiegazione avrebbe risposto più volte con frasi brevi come «non lo so» oppure «sapevo solo che dovevo morire». I colloqui vengono descritti come caratterizzati da numerosi “non ricordo” e da risposte essenziali, spesso limitate a un “sì” o a un “no”.

Gli investigatori stanno raccogliendo dichiarazioni e documenti per comprendere il percorso personale dell’uomo e verificare eventuali segnali precedenti. In questo contesto, le mail inviate all’università assumono rilievo perché mostrano espressioni aggressive già presenti anni prima dei fatti avvenuti nel centro di Modena. Le verifiche si concentrano anche sulla possibile connessione tra il contenuto di quei messaggi e lo stato mentale attribuito all’autore, elemento che viene richiamato nella ricostruzione degli inquirenti.

Le testimonianze dei feriti dopo l’attentato nel centro di Modena

Tra le persone coinvolte nell’episodio di sabato ci sono anche alcuni feriti che hanno raccontato i momenti immediatamente precedenti all’impatto. Uno di loro, mentre tornava dal lavoro, ha spiegato di aver visto un’auto accelerare improvvisamente dopo il verde del semaforo. «Ho pensato che era matto a entrare in centro storico a questa velocità», ha raccontato, aggiungendo di essersi poi ritrovato a terra pochi istanti dopo. Nelle sue parole emerge la rapidità dell’accaduto e la difficoltà di comprendere subito la gravità della situazione.

Un altro ferito ha definito quanto successo «molto veloce» e ha parlato della sensazione di essere stato «fortunato e miracolato». Le testimonianze raccolte descrivono scene concitate nel cuore della città e contribuiscono a delineare la dinamica dei fatti vissuti dai presenti. Mentre proseguono le indagini, le dichiarazioni delle persone coinvolte si affiancano agli elementi già acquisiti dagli investigatori, tra cui le vecchie mail e le parole pronunciate da El Koudri dopo l’arresto.

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