Manovra, vertice a casa Meloni e la partita sul contributo delle banche

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La definizione della manovra economica entra nel suo momento cruciale, con un vertice tenutosi nella serata di domenica presso l’abitazione privata del presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, al quale hanno preso parte, oltre al ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e al suo vice Maurizio Leo, i leader di Forza Italia Antonio Tajani, della Lega Matteo Salvini e di Noi Moderati Maurizio Lupi. L’incontro, definibile come il vertice della verità per una finanziaria il cui perimetro si aggira intorno ai sedici miliardi di euro, ha avuto l’obiettivo di sciogliere i nodi più controversi, tra i quali spicca, con particolare insistenza da parte della Lega, la questione relativa a un prelievo straordinario sul settore bancario, stimabile in circa cinque miliardi.

Il ruolo della Ragioneria dello Stato e la caccia alle coperture

Sullo sfondo dei negoziati, che procedono tra proposte e controproposte, si staglia la figura di Daria Perrotta, la quale, alla guida del Dipartimento del Tesoro che vigila sui conti pubblici da poco più di un anno, sta dimostrando un approccio inflessibile in occasione della sua seconda legge di Bilancio. Il suo dipartimento, infatti, pretende che a ogni nuovo progetto di spesa avanzato dalle forze di maggioranza corrispondano coperture finanziarie certe e incontrovertibili, un requisito che, data la quantità di idee emerse nelle ore precedenti il vertice, ha riacceso una febbrile caccia alle risorse aggiuntive per rendere sostenibili gli impegni previsti.

Le misure sul piatto: il taglio Irpef e il bonus mamme

Tra gli interventi che il governo intende portare avanti, e che necessitano di un solido finanziamento, vi è un significativo taglio di due punti percentuali della seconda aliquota Irpef, che scenderebbe così dal 35% al 33%, una misura calibrata per i redditi compresi tra i ventottomila e i cinquantamila euro annui. L’esecutivo, con questa mossa, punta espressamente a venire incontro al ceto medio, una fascia della popolazione che, fino a questo momento, è rimasta sostanzialmente ai margini delle politiche fiscali, le quali hanno privilegiato principalmente i redditi più bassi. A corredo di questo provvedimento, è previsto anche un incremento del cosiddetto bonus mamme, sebbene i costi complessivi di tali operazioni, che sono piuttosto consistenti, richiedano ancora una puntuale definizione delle fonti di copertura.

L’ipotesi sull’accordo con le banche e il modello delle Dta

Proprio per reperire le necessarie risorse, senza le quali la Ragioneria dello Stato non potrebbe dare il proprio avallo, la discussione si è concentrata sulla possibilità di chiedere un contributo straordinario al sistema creditizio. Secondo quanto riferito da fonti qualificate, una delle ipotesi sul tavolo, che prende le mosse dall’esperienza già maturata con le Dta, consisterebbe nel siglare un’intesa sul modello di quella realizzata lo scorso anno, applicando per il 2027 e il 2028 un meccanismo di anticipo di cassa. Si tratterebbe, in sostanza, di una soluzione che cerca di coniugare l’esigenza immediata di fondi con una strutturazione formale che eviti l’imposizione di una tassa una tantum, la quale, sebbene auspicata da alcuni, incontra resistenze e solleva problemi di natura tecnica e giuridica.

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