Eurovision, la polemica su Israele non si placa: JJ e Nemo chiedono l’esclusione
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Redazione Cultura e Spettacolo
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«Sogno un Eurovision a Vienna, ma senza Israele». Con queste parole, JJ, vincitore austriaco dell’edizione 2025, ha espresso la sua posizione sulla partecipazione dello Stato ebraico alla competizione canora. «Trovo molto deludente che Israele partecipi ancora», ha aggiunto, pur riconoscendo che la decisione ultima spetta all’EBU, l’ente organizzatore. «Noi artisti possiamo solo dire la nostra opinione», ha concluso, in un’intervista che ha riacceso il dibattito.
Non è il solo a pensarla così. Già qualche giorno prima dell’inizio della kermesse, Nemo, vincitore svizzero dell’edizione precedente, aveva preso posizione con toni simili, sostenendo che Israele non avrebbe dovuto essere ammesso. Le critiche, però, non si sono fermate alle dichiarazioni degli artisti.
La performance di Yuval Raphael, rappresentante israeliana, è stata accolta da fischi durante la serata finale, mentre il suo brano New Day Will Rise si classificava al secondo posto. Un risultato che ha scatenato ulteriori polemiche, con richieste di revisione del televoto e accuse di parzialità.
A complicare il quadro, lunedì scorso, è intervenuto Pedro Sanchez, presidente spagnolo, che ha denunciato quelli che ha definito «doppi standard» nelle decisioni dell’EBU. «Non possiamo permetterceli nemmeno nella cultura», ha detto, alludendo alla Russia, esclusa dal 2022 dopo l’invasione dell’Ucraina, e alla contestata presenza di Israele.




