Zangrillo smentisce i veti incrociati e Fascina benedice il nuovo corso: a Forza Italia tocca la resa dei conti sui diritti
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Redazione Interno
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Il partito fondato da Silvio Berlusconi, scosso dalle macerie del referendum giudiziario e da una lunga scia di mal di pancia interni, ha ufficialmente voltato pagina con il rimpasto ai vertici parlamentari, un’operazione che il ministro della Pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo, descrive come “il risultato di una riflessione in corso da tempo”. Intervenendo a gamba tesa nel dibattito che ha portato all’elezione per acclamazione di Enrico Costa alla guida dei deputati, Zangrillo ha voluto spazzare via le voci più insistenti di questi giorni: quelle secondo cui dietro l’addio – amaro per usare le parole dell’interessato – di Paolo Barelli ci sarebbe stata la mano pesante dei figli del Cavaliere, Marina e Pier Silvio. “Chi dice che a imporlo sono stati loro – ha tuonato il ministro – non sta raccontando la verità”. Una smentita secca, che non ha però attenuato la tensione per un’avvicendamento avvenuto tra spumante non proprio eccelso e l’ovazione della sala per il nuovo presidente del gruppo, il quale ha subito rivendicato i “valori liberali” come faro della navigazione futura.
L’addio di Barelli e l’acclamazione a Costa: il primo atto della “rivoluzione”
“La vita va avanti, il mio impegno non poteva essere eterno”. Con queste parole, pronunciate con il rammarico di chi ha dovuto cedere il passo dopo settimane tribolate, Paolo Barelli ha chiuso la sua esperienza da capogruppo a Montecitorio, lasciando il posto a Enrico Costa in un clima che molti deputati hanno descritto come surreale. L’elezione, avvenuta per acclamazione nella sala Colletti, ha sancito la fine di una fase convulsa durante la quale si era persino parlato di raccolta firme contro l’ex leader; Barelli, invece, ha preferito non arrivare allo strappo, candidando personalmente il suo successore in un gesto che sapeva di resa più che di passaggio di consegne. Per lui si prospetta ora un atterraggio morbido al governo, con la nomina a viceministro per i Rapporti con il Parlamento – un incarico che, essendo senza portafoglio, gli permetterebbe persino di mantenere la presidenza della Federazione Italiana Nuoto.
La linea di Zangrillo: “Adesso puntare sui diritti civili”
Se il cambio ai vertici era nell’aria da tempo, ciò che colpisce della nuova fase è l’agenda che il ministro Zangrillo prova a imporre, quasi a voler riempire di contenuti una poltrona che cambia padrone. Il rappresentante del governo, storicamente vicinissimo alla famiglia di Arcore, ha lanciato una sfida precisa al partito: dopo il rimpasto, Forza Italia deve puntare con decisione sui diritti civili. Non si tratta di una virata improvvisa, ma di una sponda a quelle dichiarazioni che nei mesi scorsi avevano visto protagonista Marina Berlusconi, la quale si era detta più in sintonia con la sinistra su temi come l’aborto e le libertà individuali. Costa, nel suo primo intervento, ha raccolto il testimone parlando di “centrodestra moderno” e di necessità di mettere al centro la persona e la sua libertà di scelta, tentando di dare una forma politica a quella che appare sempre più come la strategia per differenziare gli azzurri dagli alleati di maggioranza.
Marta Fascina rompe il silenzio: “Sto con i Berlusconi, Pascale non conta”
Mentre Zangrillo cercava di rassicurare i deputati sulla spontaneità del rinnovamento, dalle retrovie di Montecitorio è arrivata la voce secca e definitiva di Marta Fascina, ultima compagna del fondatore. In una rara uscita pubblica concessa a Il Messaggero e al Fatto Quotidiano, la deputata ha voluto mettere i puntini sulle ‘i’, sottoscrivendo in pieno la fase di riassetto voluta dai figli del Cavaliere: “Questa è la direzione giusta – ha detto – serve un rinnovamento nel nome di Silvio. Tutto quello che fanno Marina e Pier Silvio è giusto”. Un endorsement totale che suona come un avallo alla linea dura impressa da Cologno Monzese, ma anche come una bordata nei confronti di Francesca Pascale. Alla domanda se l’ex compagna del Cavaliere conti ancora qualcosa nell’orbita familiare, Fascina è stata lapidaria: “Non è vero che è tornata in rapporti con la famiglia. Non conta nulla”. Una chiusura netta che cancella ogni ambiguità di cortile, chiarendo chi sono i custodi dell’eredità politica in vista delle prossime scadenze elettorali.




