Brexit, Burnham apre al ritorno nell’Ue: Macron dice «Welcome back»

Brexit, Burnham apre al ritorno nell’Ue: Macron dice «Welcome back»
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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il Regno Unito potrebbe tornare nell’Unione europea, rimettendo in discussione la scelta compiuta con la Brexit. Il primo ministro britannico Andy Burnham ha inserito la riadesione all’Ue tra le opzioni che Londra intende valutare per ridefinire i rapporti con Bruxelles, insieme a forme meno radicali di riavvicinamento. Una svolta politica significativa, perché porta nuovamente dentro il dibattito di governo una prospettiva rimasta sostanzialmente fuori dall’agenda britannica dopo l’uscita dal blocco europeo. Il premier ha collegato questa apertura soprattutto alle conseguenze economiche del divorzio, sostenendo che la Brexit abbia prodotto «più male che bene» e che il Paese debba recuperare livelli più elevati di crescita e prosperità.

Dal mercato unico alla riadesione: le opzioni sul tavolo

L’apertura è arrivata dopo il congresso annuale del Labour a Liverpool, durante il quale il capo del governo aveva annunciato l’intenzione di presentare una visione più ampia dei rapporti con Bruxelles. Intervistato successivamente dalla BBC, ha spiegato che Londra deve esaminare diverse possibilità, perché l’assetto attuale non viene considerato sufficientemente positivo. Tra le alternative citate figurano il mantenimento dello status quo, una nuova unione doganale, il ritorno nel mercato unico e, all’estremo opposto, la possibilità di «andare fino in fondo» con una domanda di adesione. Ciascuna soluzione, ha precisato il premier, dovrà essere valutata verificandone fattibilità, vantaggi e svantaggi.

La novità riguarda anche il modo in cui un eventuale cambio di rotta potrebbe essere sottoposto agli elettori. Burnham ha giudicato prematuro organizzare adesso un nuovo referendum, ma non ha escluso che un futuro manifesto elettorale laburista possa prevedere una consultazione sul rapporto con l’Unione. L’ipotesi potrebbe dunque entrare formalmente nella piattaforma del partito dopo una fase di confronto pubblico, mentre il governo punta a individuare un consenso sulla direzione da seguire. È un passaggio politicamente delicato anche perché, durante la precedente leadership di Keir Starmer, il Labour aveva escluso il ritorno sia nel mercato unico sia nell’unione doganale.

Macron accoglie l’apertura britannica: «Welcome back»

Da Parigi è arrivata una risposta immediatamente favorevole. Emmanuel Macron, parlando a Madrid accanto al premier spagnolo Pedro Sánchez, ha reagito in inglese con un netto «Welcome back», spiegando che un eventuale ritorno britannico sarebbe una buona notizia sia per Londra sia per gli europei. Anche Sánchez ha manifestato disponibilità, affermando che la Spagna accoglierebbe nuovamente il Regno Unito «a braccia aperte». La posizione espressa dai due leader non equivale naturalmente all'avvio di una procedura di adesione, ma mostra l'atteggiamento positivo di due importanti Stati membri di fronte alla possibilità sollevata dal governo britannico.

Bruxelles mantiene una formulazione più istituzionale. La Commissione europea considera Londra un partner prezioso e si dichiara pronta a discutere, sottolineando però che spetta al governo britannico stabilire in quale direzione sviluppare le relazioni future. L’eventuale riadesione non coinciderebbe con un semplice annullamento della Brexit: il Regno Unito dovrebbe presentare una domanda e affrontare il percorso previsto per l’ingresso nell’Unione. L’apertura politica proveniente dalle capitali europee, perciò, è distinta dalle procedure e dalle condizioni che accompagnerebbero una scelta formale di rientro.

Dieci anni dopo il referendum torna il nodo dei rapporti con Bruxelles

Il cambio di tono assume un peso particolare alla luce della storia recente britannica. Nel referendum del 23 giugno 2016 il 52% degli elettori scelse di lasciare l’Unione europea, contro il 48% favorevole alla permanenza. Il 29 marzo dell’anno successivo Londra notificò al Consiglio europeo l’intenzione di uscire, attivando formalmente l’articolo 50 del Trattato sull’Unione europea. A distanza di un decennio da quel voto, un capo del governo britannico torna così a includere esplicitamente l’adesione fra gli scenari politici esaminabili, senza limitarne il perimetro a singoli accordi commerciali o settoriali.

Il passaggio successivo già fissato nell’agenda diplomatica riguarda il vertice tra Regno Unito e Unione europea previsto entro la fine dell’anno. Il governo britannico intende utilizzarlo per lavorare ad accordi destinati a sostenere l’economia, ridurre gli ostacoli burocratici, favorire le imprese e ampliare le opportunità per i giovani. Al congresso laburista il premier ha definito questo percorso un punto di partenza anziché il limite massimo dell’ambizione britannica nei rapporti con il continente, collegando il futuro dialogo con Bruxelles anche ai temi della prosperità e della sicurezza.

La riapertura del dossier europeo ha già provocato una reazione delle opposizioni britanniche. Reform UK, attraverso il suo viceleader Richard Tice, accusa il governo laburista di voler riportare il Paese verso Bruxelles e contesta l’attribuzione alla Brexit delle difficoltà nella crescita economica e nella gestione dell’immigrazione. I conservatori hanno a loro volta criticato la prospettiva di riaprire le divisioni politiche generate dal referendum, mentre i Liberal Democratici e i Verdi sostengono da tempo forme più strette di integrazione europea; questi ultimi indicano esplicitamente il ritorno nell’unione doganale come primo passo per modificare l’attuale rapporto con l’Ue.

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