Il pesista Antonino Pizzolato condannato a 5 anni e 4 mesi per violenza sessuale di gruppo
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Redazione Interno
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Il Tribunale di Trapani ha inflitto una condanna a cinque anni e quattro mesi di reclusione al sollevatore di pesi Antonino Pizzolato, due volte medaglia di bronzo olimpica, per il reato di violenza sessuale di gruppo ai danni di una turista finlandese. La sentenza, emessa in primo grado dal collegio giudicante presieduto da Franco Messina, ha riguardato con la medesima pena anche gli altri tre imputati del procedimento: Davide Lupo, Claudio Tutino e Stefano Mongiovì.
I fatti contestati e la serata del 22 luglio 2022
La vicenda giudiziaria trae origine dalla denuncia presentata da una giovane turista finlandese, all'epoca dei fatti ventisettenne, che ha raccontato di essere stata vittima di un'aggressione sessuale durante una vacanza in Sicilia. La ricostruzione degli inquirenti colloca gli episodi nella notte tra il 21 e il 22 luglio del 2022, all'interno di una casa vacanze situata nella città di Trapani.
Secondo quanto emerso nel corso del dibattimento processuale, la vittima si trovava in vacanza con due amiche e, dopo una cena in un ristorante del centro storico, i due gruppi avevano proseguito la serata in un locale sul lungomare. Le due amiche della giovane avevano poi deciso di rientrare in albergo, mentre la turista raggiungeva il residence dove alloggiava Pizzolato insieme ad altri membri del gruppo.
In quella circostanza, secondo l'accusa sostenuta dalla pm Giulia Sbocchia, la donna sarebbe stata costretta a subire rapporti sessuali da parte dei quattro imputati, con uno di loro che la filmava mentre baciava un altro dei presenti. La vittima, dopo essersi accorta del video, si era arrabbiata chiedendone la cancellazione e gli abusi si erano interrotti solo quando la ragazza, in lacrime, aveva chiesto di essere riaccompagnata in albergo, presentando denuncia ai carabinieri la mattina successiva.
Le posizioni delle parti e le richieste della Procura
Nel corso del processo, la difesa degli imputati ha sempre sostenuto una tesi alternativa, basata sul consenso della giovane turista ai rapporti sessuali, descrivendo una serata che secondo i loro assistiti si sarebbe svolta in un clima di partecipazione consenziente. Tuttavia, la pubblica accusa aveva configurato una diversa ricostruzione dei fatti, sostenendo che dagli elementi raccolti durante il dibattimento non fosse emerso alcun riscontro oggettivo della presunta volontarietà della donna.
La procura aveva richiesto per tutti e quattro gli imputati una condanna a dieci anni di reclusione, ritenendo sussistenti gli estremi del reato di violenza sessuale di gruppo. Al termine dell'istruttoria, il collegio giudicante ha accolto in parte le argomentazioni dell'accusa, riconoscendo però le attenuanti generiche e non le aggravanti contestate, determinando così una pena inferiore rispetto a quella domandata dal pm.
Oltre alla pena detentiva, i giudici hanno disposto l'interdizione perpetua dai pubblici uffici e hanno riconosciuto alla parte civile, rappresentata dall'avvocato Nicola Pellegrino, il diritto al risarcimento dei danni, la cui quantificazione sarà demandata al giudice civile.
La vicenda sportiva e i precedenti disciplinari
Antonino Pizzolato, trentenne originario di Castelvetrano, in provincia di Trapani, e atleta del gruppo sportivo delle Fiamme Oro, vanta un palmarès di rilievo nel panorama del sollevamento pesi internazionale. Oltre alla medaglia di bronzo conquistata alle Olimpiadi di Tokyo 2020 e a quella ottenuta ai Giochi di Parigi 2024, l'atleta siciliano vanta titoli europei e un bronzo mondiale nel 2017. La carriera di Pizzolato, tuttavia, era già stata segnata da un precedente episodio disciplinare che aveva attirato l'attenzione dell'opinione pubblica.
Nel gennaio del 2018, la Federazione Italiana Pesistica lo aveva squalificato per dieci mesi a causa di comportamenti violenti e intimidatori nei confronti di atleti più giovani presso il centro di preparazione olimpica dell'Acqua Acetosa a Roma. La Procura federale aveva parlato di minacce, atti di prevaricazione e violenza fisica, nonché di esposizione di video pornografici per vantare le proprie capacità, atteggiamenti paragonati alle caratteristiche del bullismo e rivolti anche a minorenni.
Le reazioni e i successivi sviluppi giudiziari
Il verdetto di primo grado è stato accolto con soddisfazione dalla parte civile, che ha sottolineato come la decisione del tribunale abbia restituito centralità alla voce della persona offesa e al coraggio dimostrato nel corso del processo. L'avvocato Nicola Pellegrino, legale della vittima, ha definito la sentenza come una risposta chiara da parte dello Stato, pur riconoscendo la sofferenza che resta in casi come questo.
Gli avvocati difensori dei quattro imputati, dopo la lettura del dispositivo, hanno immediatamente annunciato la loro intenzione di presentare ricorso in Appello, una volta depositate le motivazioni della sentenza, attese entro novanta giorni. La condanna, pertanto, non è ancora definitiva e la vicenda giudiziaria proseguirà nei successivi gradi di giudizio.




