Morte di due maratoneti, la procura indaga sui certificati medici

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un doppio lutto, che si è abbattuto nel giro di poche settimane, ha colpito il mondo della corsa amatoriale, lasciando dietro di sé una scia di interrogativi ai quali la magistratura sta tentando di dare una risposta. Le procure di Verona e Vicenza, coordinando le rispettive indagini, hanno aperto due fascicoli per far luce sulle circostanze che hanno portato alla morte, avvenuta in piena notte e durante il sonno, dei maratoneti Alberto Zordan e Anna Zilio, entrambi tesserati per la medesima società sportiva, il Team Km Sport. L’uno, Zordan, di quarantotto anni e residente a Sovizzo; l’altra, Anna Zilio, di trentanove anni e originaria di Marano Vicentino, sono stati stroncati da malori improvvisi, senza che nulla, almeno in apparenza, potesse far presagire un esito così tragico.

Il mirino sugli attestati agonistici

Il fulcro delle indagini, come è emerso dalle prime acquisizioni documentali, si è concentrato immediatamente sui certificati medici sportivi, quei documenti, fondamentali per l’attività agonistica, che attestano l’idoneità fisica a sostenere sforzi intensi. Gli investigatori, i quali stanno procedendo con il massimo scrupolo, stanno sottoponendo a un’analisi minuziosa le note rilasciate dai medici dello sport che avevano in cura i due atleti, con l’obiettivo di verificare se dai referti emergessero, o meno, elementi di criticità tali da suggerire un pericolo per la loro salute. È proprio da questo esame, tecnico e meticoloso, che ci si aspetta di ottenere alcuni dei primi, significativi chiarimenti.

La sospensione dell'attività atletica

Un particolare, tra gli altri, ha catturato l’attenzione degli inquirenti, approfondendo il quadro delle vicende personali della Zilio: dalla ricostruzione della sua storia medica, infatti, è emerso che, nel corso del 2021, la maratoneta avrebbe interrotto temporaneamente gli allenamenti e le gare a causa di un problema di salute, per poi riprendere, dopo una pausa di alcuni mesi, la sua attività sportiva. Questo episodio, che di per sé non costituisce una prova, rappresenta un tassello che le autorità giudiziarie stanno valutando con attenzione, nell’ambito di un’inchiesta che, al momento, non prevede indagati e che è finalizzata esclusivamente ad accertare la dinamica e le cause dei due decessi.

La reazione del team sportivo

Dal canto suo, la società di appartenenza degli atleti, attraverso le parole del suo vicepresidente, ha tenuto a sottolineare l’assoluta estraneità del contesto sportivo rispetto alle tragiche morti, escludendo, in modo netto, l’esistenza di qualsivoglia collegamento tra i due accaduti. Una presa di posizione che, se da un lato cerca di placare le voci che circolano, dall’altro non può che rimandare agli esiti delle indagini, le uniche in grado di far piena luce su una vicenda che ha sconvolto non solo le famiglie dei due runner, ma anche l’intero ambiente che li vedeva gareggiare con passione.

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