‘Fermare la testa’ la sera per dormire meglio, e il convegno sullo ‘Stato organico europeo’
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Redazione Salute
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C’è chi la chiama “mente vagante”, ma per chi la sperimenta ogni notte quell’affanno interiore ha un nome preciso: overthinking. Una reazione biologica allo stress, niente di più né di meno, che invece di spegnere il sistema di allerta lo tiene acceso come un faro nella nebbia.
Il cervello, va detto, non distingue tra un pericolo reale – un’auto che sbanda o un rumore in casa – e una scadenza lavorativa lasciata in sospeso: per lui, entrambi valgono come minacce. Così il riposo diventa un campo di battaglia silenzioso, e il sonno profondo un lusso che molti si sono rassegnati a perdere.
La soluzione, paradossalmente, non arriva da una pillola né da una nuova app di meditazione. Si chiama “brain dump”, ovvero lo scarico cognitivo su carta: una tecnica che sposta il peso dei pensieri dalla memoria a breve termine – quella che ci tiene svegli – a un foglio fisico.
Scrivere tutto ciò che affolla la testa, senza ordine né censura, interrompe il circolo vizioso. È un gesto logico, quasi banale, che però inganna il meccanismo primitivo del nostro cervello: «Ho messo nero su bianco, posso lasciarlo andare». Nessuna magia, soltanto fisiologia.
Ma non è solo la frenesia quotidiana a modellare il nostro modo di pensare e riposare. C’è anche una dimensione collettiva, politica, che si sta interrognando su se stessa. Domani, sabato 23 maggio, a Roma, presso la Libreria Horafelix in via Reggio Emilia 89, il Centro Studi Kulturaeuropa terrà il suo convegno annuale.
Titolo: “Stato organico europeo”. Un’espressione densa, che dà il nome anche a un volume pubblicato da “Passaggio al Bosco”.
Durante l’incontro – si legge in una nota – verranno approfonditi temi come la crisi dello Stato di derivazione giacobina, il suo svuotamento di significato e la ridotta capacità di rappresentanza e sovranità, il tutto in un’epoca segnata dall’intelligenza artificiale e dall’ipercapitalismo.
Il sonno, il turno di notte del cervello
Dormire bene, però, non è solo una questione di “testa ferma”. È anche una questione chimica, vascolare, meccanica.
Secondo un articolo di revisione pubblicato su Science dalla neuroscienziata Maiken Nedergaard, dell’University of Rochester Medicine – già nota per i suoi studi sul sistema glinfatico – il sonno potrebbe essere il turno di notte del cervello.
Durante la fase non-REM, l’organo coordina il ritmo chimico, l’attività dei vasi sanguigni e il flusso del liquido cerebrospinale per liberarsi dalle scorie metaboliche. Insomma, una sorta di autopulizia biologica.
Un terzo della vita, ma non una pausa
Passiamo circa un terzo della nostra esistenza dormendo, eppure per decenni abbiamo considerato il sonno come un’interruzione passiva della veglia. Non lo è. È un processo attivo, dinamico, senza il quale il cervello non consolida i ricordi, non rimuove le tossine e non ristruttura le connessioni neurali.
Le neuroscienze lo hanno dimostrato ormai oltre ogni ragionevole dubbio. E allora forse, tra un brain dump prima di coricarsi e un convegno che interroga il destino delle nostre sovranità collettive, c’è un filo rosso: la necessità di fare ordine, dentro e fuori di noi. Senza farmaci, senza ansie da prestazione. Solo con la logica.




