I costi insostenibili dell'avventura di Putin in Ucraina
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Redazione Esteri
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Mentre Trump torna alla guida degli Stati Uniti, il conflitto in Ucraina prosegue, presentando al Cremlino un conto sempre più salato, non solo in termini economici – con un Pil nazionale in decisa contrazione – ma soprattutto sul piano umano e strategico. Secondo stime recenti, che il Kyiv Independent riporta con meticolosa precisione, le perdite russe in termini di personale militare avrebbero ormai superato la soglia del milione e duecentomila unità, un dato che, se confermato, fotografa un dissanguamento senza precedenti delle forze armate di Mosca dal giorno dell’invasione, il 24 febbraio di tre anni fa.
Il fronte che non avanza
Quello che doveva essere, nelle intenzioni del Cremlino, un rapido cambio di regime e l'annessione di vaste regioni, si è tramutato in una guerra di logoramento dalle dinamiche imprevedibili. L’avanzata russa, che pure aveva registrato qualche successo locale nella tarda parte del 2025, ha infatti significativamente rallentato il suo passo, costringendo gli strateghi a rivedere piani che prevedevano il controllo totale del Donbass e manovre decisive verso Zaporizhzhia. Gli ucraini, al contrario, non solo tengono saldamente le loro posizioni ma, in alcuni settori, sono riusciti a lanciare operazioni di controffensiva, dimostrando una resilienza che ha sorpreso molti osservatori internazionali.
Un "fallimento" secondo Washington
A commentare la situazione, con parole che non lasciano adito a dubbi, è stato Keith Kellogg, ex alto rappresentante americano, il quale ha definito senza mezzi termini l’operato russo “un fallimento storico”. “Non sono riusciti a conquistare Kyiv, non sono riusciti a prendere Odesa, non sono riusciti ad arrivare al fiume Dnieper”, ha dichiarato, aggiungendo che la definizione di vittoria di Putin è ben diversa da quella comunemente accettata. “Più passano i giorni”, ha sottolineato Kellogg, “più penso che a lungo termine la situazione sia migliore per l'Ucraina che per la Russia”, un giudizio che riflette lo scetticismo circa le reali prospettive di successo del Cremlino.
Il fattore climatico e le sofferenze dei civili
A complicare ulteriormente il quadro operativo per Mosca è intervenuto, paradossalmente, un elemento tradizialmente considerato un alleato: l’inverno. Le temperature estreme di questa stagione, che in passato hanno più volte voltato le spalle agli invasori della Russia, oggi sembrano favorire gli ucraini, dotati di equipaggiamento tecnologicamente più avanzato e adatto al clima rigido, grazie ai consistenti aiuti provenienti dalla Nato. Questo “Generale Inverno” ribaltato ha fatto crollare il ritmo dell’avanzata russa, misurato in chilometri conquistati, che solo poche settimane fa appariva implacabile. Lo stesso gelo, però, viene strumentalizzato lontano dalle linee del fronte, dove il Cremlino sfrutta le condizioni proibitive per accrescere deliberatamente le sofferenze della popolazione civile, in una strategia di pressione che nulla ha a che vedere con gli scontri militari diretti.
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