Le elezioni in Toscana ridisegnano il campo largo, mentre il centrodestra arretra
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Redazione Interno
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Il voto per la Regione Toscana ha consegnato una vittoria netta a Eugenio Giani, il quale, superando agevolmente la soglia del cinquanta per cento, riconferma il suo ruolo di governatore e sancisce, al di là dell’esito scontato, una riorganizzazione profonda delle forze politiche che sostengono l’esecutivo. Se da un lato, infatti, il Partito Democratico si attesta come perno indiscusso della coalizione – mantenendo fermo il suo consenso attorno al 34,5% –, è all’interno del cosiddetto campo largo che si registrano i mutamenti più significativi. La lista Casa riformista, che fa capo all’ex leader del Pd, si è piazzata al secondo posto, un dato inaspettato che le ha permesso di superare, seppur di misura, la concorrenza di Alleanza Verdi e Sinistra. Quest’ultima, nonostante una crescita fisiologica, si è infatti fermata al sette per cento, un risultato che, seppur positivo, non le ha consentito di primeggiare. All’ultimo posto, con una percentuale che si attesta sul 4,3%, si colloca il Movimento 5 Stelle, il quale, sebbene in calo rispetto alla precedente competizione regionale – quando corse da solo e raccolse circa il sette per cento – riesce comunque a superare lo sbarramento necessario per l’accesso in Consiglio regionale.
Il tonfo di Vannacci e il crollo leghista
Sul versante opposto, il centrodestra ha vissuto una serata deludente, la cui cartina al tornasole è rappresentata dal flop del generale Roberto Vannacci. L’obiettivo, che era considerato poco ambizioso, puntava a raggiungere almeno il sei per cento, in linea con i risultati delle recenti elezioni europee; l’esito, invece, è stato ben al di sotto delle attese, con la Lega che non ha superato la soglia del 4,5%. «C’è poco da commentare, chi vota ha sempre ragione», ha dichiarato lo stesso Vannacci, incassando un risultato che di fatto segna un arretramento significativo della sua forza all’interno della coalizione. Il candidato del centrodestra, infatti, si è fermato al quarantuno per cento, replicando quasi esattamente il dato ottenuto cinque anni fa dalla leghista Susanna Ceccardi, in un’epoca in cui il Carroccio era la forza trainante dei moderati, capace di sfiorare il ventuno per cento e di portare in consiglio regionale ben otto eletti.
La soddisfazione degli amministratori locali
Tra i sindaci del Pd dell’Unione, la vittoria di Giani è stata accolta come una “sferzata di energia”, un segnale di continuità che premia una leadership percepita come vicina alle esigenze dei territori. “Un ottimo risultato di Giani che conferma la capacità di essere un presidente vicino ai territori”, ha affermato il sindaco di Vinci, Daniele Vanni, il quale ha voluto sottolineare anche i lusinghieri riscontri ottenuti dagli ex primi cittadini Brenda Barnini e Giacomo Cucini, per i quali è stato espresso un apprezzamento basato sull’alto numero di preferenze raccolte. La promozione, per la classe dirigente locale, è generale, e l’attenzione si sposta ora sul prossimo passaggio, ovvero comprendere quante possibilità concrete avrà l’Empolese Valdelsa di esprimere due candidati in consiglio regionale, un calcolo che necessiterà di un quadro definitivo e completo a livello regionale.
Il nuovo equilibrio di forze
Il quadro che emerge dalle urne toscane delinea, in definitiva, un nuovo equilibrio di forze all’interno dello schieramento progressista, il quale, pur mantenendo la stessa leadership, vede oggi rapporti di peso differenti rispetto a cinque anni fa. Il Pd consolida la sua posizione di partito traino, mentre l’ascesa di Casa riformista e la tenuta di Avs ridisegnano la geografia dei suoi alleati, relegando il Movimento 5 Stelle a un ruolo più defilato. Il centrodestra, dal canto suo, non è riuscito a invertire una tendenza che lo vede stagnante, con la Lega in netto calo e incapace di riprodurre i fasti del passato, in una regione che, nonostante tutto, continua a mostrare una spiccata vocazione progressista.




