Nobel per la Pace a Navi Pillay, mentre Hegseth prepara una fucilazione in diretta

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il giorno in cui il comitato norvegese ha aperto l’envelope con il nome della vincitrice del Nobel per la Pace 2026, a Washington si consumava un altro capitolo della giustizia americana. Il premio è andato a Navanethem “Navi” Pillay, giurista sudafricana di 85 anni, per il suo impegno nella promozione della pace e del diritto internazionale. La cerimonia di consegna è prevista il 10 dicembre a Oslo, mentre gli altri riconoscimenti saranno assegnati a Stoccolma.

Le ragioni di un riconoscimento

Il comitato ha motivato la scelta sottolineando come Pillay abbia “aperto la strada a un ordine giuridico globale più completo”, ricoprendo un ruolo determinante nel perseguire crimini di guerra, crimini contro l’umanità e genocidio. Nata a Durban il 23 settembre 1941, Pillay è stata la prima donna non bianca a sedere sull’Alta Corte del Sudafrica.

La sua carriera è iniziata difendendo attivisti anti-apartheid, incluso Nelson Mandela, per poi attraversare il Tribunale penale internazionale per il Ruanda – che presiedette dal 1999 al 2003 – e la Corte penale internazionale. Dal 2008 al 2014 è stata Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani.

Il comitato ha ricevuto 287 candidature per questa edizione: 208 persone e 79 organizzazioni. Lo scorso anno il premio era andato alla leader dell’opposizione venezuelana María Corina Machado. La dotazione economica è di 12 milioni di corone svedesi, equivalenti a circa 1,07 milioni di euro.

La commissione su Gaza e le reazioni

Pillay ha presieduto la Commissione internazionale indipendente d’inchiesta delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati, che nel 2025 ha concluso che Israele ha commesso atti di genocidio a Gaza. Il rapporto ha identificato quattro dei cinque atti genocidi definiti dalla Convenzione del 1948, tra cui l’uccisione di membri del gruppo e le misure volte a impedire le nascite.

Il ministero degli Esteri israeliano ha definito il premio come una legittimazione dell’“odio anti-israeliano”, mentre Pillay ha dichiarato di dedicare il riconoscimento “a tutti i sopravvissuti ai crimini internazionali”.

La fucilazione annunciata al Pentagono

Mentre a Oslo si annunciava il nome della vincitrice, il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha confermato che l’esecuzione di Nidal Hasan, ex psichiatra dell’esercito condannato per la strage di Fort Hood del 2009, avverrà mediante fucilazione e sarà trasmessa in diretta streaming. La decisione è stata approvata da Donald Trump, che in un intervento alla Casa Bianca ha menzionato il caso senza commentare la scelta della diretta.

Hasan, condannato a morte nel 2013, è detenuto nel centro disciplinare militare di Fort Leavenworth, in Kansas. Secondo il regolamento dell’esercito, l’esecuzione dovrà avvenire non prima di 60 giorni e non oltre 150 giorni dall’approvazione presidenziale. La fucilazione è autorizzata in cinque Stati: Idaho, Mississippi, Oklahoma, Utah e Carolina del Sud. L’ultima esecuzione militare negli Stati Uniti risale al 13 aprile 1961, mentre l’ultima mediante fucilazione al 1945.

Le critiche alla diretta

Il senatore Jack Reed, ranking member del comitato per le forze armate, ha definito la diretta “uno spettacolo barbarico” e “un altro espediente del segretario Hegseth per distrarre dai suoi fallimenti”. Le Nazioni Unite hanno condannato la decisione, affermando che trasmettere un’esecuzione “equivale a un’esecuzione pubblica e violerebbe il divieto assoluto di tortura”.

Alonzo Lunsford, ex sergente dell’esercito sopravvissuto alla strage con sette ferite da arma da fuoco, ha dichiarato alla BBC di sostenere l’esecuzione ma di non concordare con la trasmissione pubblica, definendola “non qualcosa che si dovrebbe guardare per intrattenimento”. Esperti di salute mentale hanno segnalato il rischio di disturbo post-traumatico da stress per il pubblico degli spettatori.

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