Prezzi benzina e diesel, l’impennata dei costi e le app per provare a risparmiare al distributore
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Redazione Economia
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La dinamica dei prezzi alla pompa, negli ultimi giorni, ha subito una torsione violenta che ha rimesso al centro del dibattito pubblico un problema ritenuto, forse erroneamente, marginale: quello della trasparenza dei listini. Lo scoppio del conflitto in Iran, con il conseguente effetto immediato sulle quotazioni internazionali del petrolio, ha creato una reazione a catena destinata a riverberarsi direttamente sulle tasche degli automobilisti. Il meccanismo, in realtà, è semplice da descrivere ma complesso da gestire: il greggio schizza in alto e, quasi in tempo reale, benzina e diesel iniziano a correre sui tabelloni luminosi dei distributori. Una corsa così repentina, in realtà, da costringere il Governo a mettere mano al proprio strumento più classico in circostanze analoghe, ovvero il taglio delle accise, un intervento però limitato nel tempo – appena venti giorni – e con un’incidenza di 25 centesimi al litro.
Se l’intervento dell’esecutivo aveva lo scopo dichiarato di ammortizzare l’urto iniziale, i dati più recenti raccontano però una realtà meno confortante. Il gasolio, in particolare, ha ripreso a viaggiare su livelli che non si registravano da mesi, e il dato sorprendente – almeno per chi è abituato a pensare che i rincari più esosi siano un’esclusiva delle autostrade – è che i picchi più alti si osservano ora lungo la rete ordinaria. L’analisi condotta dal Codacons, che ha incrociato i dati comunicati all’osservatorio del Mimit alla data del 27 marzo, restituisce una geografia dei rincari precisa: Prato, Cuneo e Milano sono le province che ospitano gli impianti con i listini più elevati, laddove il gasolio al servito ha superato in alcuni casi la soglia psicologica dei 2,7 euro al litro.
Lo scenario di rincari così diffusi, va detto, non grava esclusivamente sulla mobilità privata ma colpisce con durezza l’intero comparto della logistica e dei trasporti, generando effetti moltiplicatori destinati a scaricarsi su tutta la filiera produttiva. L’aumento del gasolio per autotrazione, che nell’ultimo mese ha fatto registrare una crescita del 18,9%, ha di fatto azzerato il beneficio temporaneo garantito dal taglio delle accise. A denunciare il peso insostenibile della situazione è, fra gli altri, Confartigianato Sardegna, che ha avanzato una richiesta precisa: l’erogazione di risorse per ristorare le perdite subite, accompagnata dalla sospensione o dal differimento dei versamenti contributivi e fiscali. Una richiesta che nasce da numeri impietosi, considerando che nell’Isola sono oltre 1.500 le imprese artigiane del trasporto merci – con più di 4.000 dipendenti – che movimentano l’80% dei beni.




