L'ex presidente filippino Duterte in custodia alla Corte penale internazionale

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Rodrigo Duterte, ex presidente delle Filippine, è atterrato mercoledì 12 marzo 2025 a Rotterdam, nei Paesi Bassi, a bordo di un jet privato proveniente da Manila. La sua presenza nel paese europeo non è casuale: Duterte, infatti, dovrà affrontare una prima apparizione davanti alla Corte penale internazionale (Cpi) dell’Aia, che dovrà confermare la sua identità, verificare che comprenda le accuse a suo carico e fissare una data per un’udienza preliminare. Quest’ultima servirà a valutare se i pubblici ministeri dispongano di prove sufficienti per procedere con un processo per crimini contro l’umanità, legati alla cosiddetta “guerra alla droga” condotta durante il suo mandato presidenziale.

L’ex leader filippino, noto per il suo approccio brutale nella lotta al narcotraffico, è stato arrestato a Manila in base a un mandato internazionale emesso il 10 febbraio 2025 dall’Ufficio del Procuratore della Cpi. Le accuse includono omicidio, tortura e stupro, reati che, secondo l’accusa, sarebbero stati commessi sistematicamente sotto la sua supervisione. Duterte, che ha sempre negato ogni responsabilità, sostenendo di aver agito per proteggere il paese dalla piaga della droga, è stato consegnato alle autorità olandesi e trasferito in un’unità di detenzione costiera vicino alla sede della Corte. Qui, come previsto dalle procedure standard, gli è stata offerta assistenza medica già all’arrivo in aeroporto, definita “misura precauzionale” dalla Cpi.

La struttura che lo ospita non è nuova a detenuti di alto profilo: nel corso degli anni, ha accolto diversi accusati di crimini di guerra e contro l’umanità, in attesa di giudizio. La scelta di questa location, situata a poca distanza dall’Aia, risponde a esigenze logistiche e di sicurezza, garantendo al contempo il rispetto dei protocolli internazionali. Duterte, che ha governato le Filippine dal 2016 al 2022, è una figura controversa, amata da molti per la sua retorica anti-establishment e temuta da altri per i metodi spietati adottati durante la sua presidenza. La “guerra alla droga” da lui promossa ha causato migliaia di morti, molti dei quali uccisi in operazioni di polizia o da squadroni della morte, secondo quanto riportato da diverse organizzazioni per i diritti umani

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