L’Ue pensa al congelamento del price cap sul petrolio russo mentre i droni colpiscono le raffinerie
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Redazione Esteri
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L’impennata del prezzo del greggio, determinata dalle tensioni in Medio Oriente che ormai si protraggono da quattro mesi, sta costringendo l’Unione europea a rivedere le proprie strategie: Bruxelles sta infatti valutando un congelamento temporaneo del meccanismo dinamico che regola il tetto massimo al prezzo del petrolio russo, una misura adottata lo scorso anno per erodere i profitti del Cremlino ma che oggi rischia di produrre l’effetto opposto.
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Secondo quanto anticipato dall’agenzia Bloomberg, che cita fonti informate sui dossier in preparazione, la Commissione europea – pur senza ufficializzare alcuna indiscrezione – sarebbe al lavoro sul ventunesimo pacchetto di sanzioni, all’interno del quale rientrerebbe questa correzione tecnica. ilsud-est +3
L’obiettivo, dichiarato o perlomeno desumibile dalle manovre in corso, è duplice: limitare le entrate energetiche di Mosca, che grazie ai prezzi elevati incassa un vero e proprio “windfall”, e allo stesso tempo evitare un’ulteriore destabilizzazione di un mercato già in ebollizione, tenendo conto della guerra in Iran e della chiusura virtuale dello Stretto di Hormuz. quifinanza +3
Il nodo del meccanismo automatico e la soglia dei 44 dollari
Il sistema attualmente in vigore, basato su una revisione semestrale che fissa il price cap al 15% sotto la media del mercato del greggio russo degli Urali, avrebbe dovuto scattare con un nuovo adeguamento in estate; secondo le stime, la soglia sarebbe probabilmente schizzata fino ad almeno 65 dollari al barile, superando di fatto il precedente tetto concordato nell’ambito del G7, fissato a 60 dollari. sky +3
È proprio per scongiurare questo scenario che l’esecutivo europeo sta esaminando l’ipotesi di lasciare il limite ancorato al valore attuale, pari a 44,10 dollari al barile, impedendo così quel rialzo automatico che avrebbe l’effetto paradossale di aumentare i ricavi russi in un momento di crisi globale. altoadige +3
Tra le opzioni sul tavolo, spiegano le stesse fonti, figura anche la possibilità di sospendere gli incrementi dinamici fino alla fine dell’anno oppure di adottare un aggiustamento più contenuto, tornando al tetto di 60 dollari, ma la soluzione del congelamento sembra al momento quella più accreditata per frenare l’emorragia di risorse verso le casse del Cremlino. open +3
Crosetto e la frenata sull’allargamento a Kiev
Mentre a Bruxelles si discutono le misure per indebolire l’apparato energetico nemico, il dibattito sul futuro geopolitico dell’Ucraina trova un freno importante nelle parole del ministro della Difesa italiano, Guido Crosetto: in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, il titolare del dicastero di via XX Settembre ha definito “molto difficile” – per non dire impraticabile – l’ingresso di Kiev nell’Unione, non tanto per ostacoli politici quanto per le conseguenze economiche devastanti che ne deriverebbero, in particolare per il settore agricolo di molti Paesi fondatori, i quali non today +3
Potrebbero reggere la concorrenza di un Paese vasto e dalla produzione agricola imponente come l’Ucraina. quifinanza +3
Al posto dell’integrazione formale, che rischierebbe di mandare in tilt le fragili economie europee, Crosetto ha invece riproposto con forza l’idea – già ventilata in passato – di un grande sistema di difesa comune che vada ben oltre i confini dei Ventisette, includendo Regno Unito, Norvegia, Balcani e naturalmente la stessa Ucraina, la quale, a suo dire, possiede oggi l’esercito più forte e importante del continente; un’architettura di sicurezza che, una volta raggiunto un cessate il fuoco, potrebbe rappresentare una reale deterrenza senza le controindicazioni economiche di una piena adesione today +3
. affaritaliani +3
Droni ucraini nel cuore della logistica russa
Sul terreno, a dare ulteriore concretezza a questa partita energetica, sono i continui attacchi con droni che Kiev sta sferrando contro le infrastrutture petrolifere della Federazione russa: l’esercito ucraino ha infatti rivendicato, proprio nelle ultime ore, un duplice successo operativo che ha preso di mira un deposito di carburante nella regione di Rostov, vicino ai territori occupati, e una stazione di pompaggio appartenente a un importante oleodotto situato nella regione di Kirov, a centinaia di chilometri dal fronte. milanofinanza +3
Le autorità locali di Mosca hanno confermato gli episodi: nel primo caso, il governatore della provincia di Kirov ha parlato di un incendio divampato in un “impianto” senza fornire ulteriori dettagli; mentre nel secondo caso, quello di Rostov, la situazione è apparsa ben più grave, tanto da indurre il capo della cittadina di Matveyev-Kurgan a dichiarare lo stato di emergenza a causa di un rogo di vaste proporzioni che si è esteso su una superficie di 3.600 metri quadrati, danneggiando anche alcune abitazioni civili e negozi. affaritaliani +3
Non si tratta di episodi isolati: basti ricordare che nel solo mese di maggio, le forze di difesa ucraine hanno già colpito obiettivi strategici come la raffineria di Tuapse, nel territorio di Krasnodar, e giorni prima quella di Volgograd, quest’ultima colpita almeno per la decima volta dall’inizio del conflitto su vasta scala, a dimostrazione di una strategia precisa volta a decapitare la filiera logistica dei russi colpendone il cuore energetico. huffingtonpost +3
Il nuovo pacchetto sanzioni tra navi ombra e asset finanziari
In questo quadro di tensione crescente, il pacchetto di misure che Bruxelles intende varare a inizio giugno non si limiterà al solo congelamento del price cap: stando alle anticipazioni, i tecnici della Commissione starebbero mettendo a punto un giro di vite senza precedenti contro la cosiddetta “flotta ombra” utilizzata da Mosca per eludere le restrizioni, con l’inserimento nella blacklist di una ventina di petroliere aggiuntive – un censimento che, nelle intenzioni, dovrebbe presto estendersi anche alle navi che trasportano gas naturale liquefatto – oltre a nuove sanzioni mirate nei today +3
Confronti di banche, commercianti di petrolio, raffinerie e operatori di criptovalute localizzati in Paesi terzi (tra cui Cina, India e Turchia) che fungono da intermediari per aggirare il muro delle restrizioni. open +3
Non mancano, infine, le limitazioni all’export di minerali critici, metalli e tecnologie dual-use (come i disturbatori di segnale) essenziali per l’industria bellica russa, inclusi componenti utilizzati nella produzione dei droni che ogni notte piovono sulle città ucraine; un apparato normativo complesso, questo, che dovrà ottenere l’unanimità dei Ventisette, un traguardo non scontato vista la tradizionale resistenza di nazioni maritime come la Grecia, sensibili a qualsiasi modifica che possa alterare gli equilibri commerciali nel settore energetico. sky +3




