Gargano, il Parco pronto alla parte civile per gli incendi: arrestato un volontario antincendio
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Redazione Interno
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Il Parco Nazionale del Gargano è pronto a costituirsi parte civile nel procedimento penale che vede indagato un volontario residente a Vieste, accusato di aver appiccato otto incendi boschivi tra Vieste e Peschici durante l'estate. L'annuncio è arrivato dal Commissario Straordinario dell'Ente, Raffaele Di Mauro, all'indomani dell'esecuzione dell'ordinanza di custodia cautelare in carcere da parte dei Carabinieri Forestali.
La posizione dell'Ente Parco
«Il Parco Nazionale del Gargano, qualora si giunga all'instaurazione di un processo e ne ricorrano i presupposti, è pronto, attraverso l'Avvocatura dello Stato, a costituirsi parte civile per tutelare il patrimonio ambientale colpito e gli interessi dell'Ente e dell'intera comunità del Gargano», ha dichiarato Di Mauro. Il Commissario ha espresso ringraziamento ai Carabinieri Forestali del Reparto Parco e alla Procura della Repubblica di Foggia per l'attività investigativa, definita capillare e altamente professionale.
L'accusa e le aggravanti contestate
L'uomo, un trentaduenne che svolge attività di operatore ecologico, è indagato per il reato di incendio boschivo previsto dall'articolo 423-bis del codice penale. Le aggravanti contestate riguardano l'aver cagionato mediante azione dolosa un danno di particolare gravità, esteso e persistente su un'area protetta, e l'aver commesso il fatto in palese violazione dei doveri inerenti allo svolgimento di servizi di prevenzione e lotta attiva contro gli incendi boschivi.
La norma introdotta dalla legge quadro del 2000 punisce chi cagiona un incendio su boschi, selve o foreste con la reclusione da quattro a dieci anni, prevedendo aumenti di pena quando dal rogo deriva pericolo per edifici o danno su aree protette, e un ulteriore aumento della metà in caso di danno grave, esteso e persistente all'ambiente.
Le indagini e il materiale sequestrato
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, gli incendi si sono verificati tra luglio e agosto nelle campagne di Vieste e Peschici, all'interno del perimetro del Parco Nazionale del Gargano. Alcuni focolai sarebbero stati innescati anche in aree vicine all'abitato di Vieste.
A incastrare il volontario, secondo l'impianto accusatorio, sarebbero stati soprattutto i rilievi tecnici e le videoriprese effettuate durante le indagini, che avrebbero documentato i suoi spostamenti e lo avrebbero ripreso mentre appiccava il fuoco in diverse zone boschive, per poi allontanarsi a bordo della propria automobile.
Nel corso delle perquisizioni effettuate nell'abitazione e nell'automobile dell'indagato, il colonnello Giuliano Palomba, comandante del Reparto Carabinieri Forestali del Parco Nazionale del Gargano, ha spiegato che sarebbe stato recuperato materiale ritenuto utile e compatibile con alcune delle ipotesi formulate dagli investigatori. Gli accertamenti proseguiranno per verificare se altri incendi siano riconducibili all'indagato e per accertare l'eventuale presenza di complici.
Le reazioni istituzionali
Il sindaco di Vieste, Giuseppe Nobiletti, ha invitato ad attendere che venga fatta chiarezza sugli elementi alla base dell'accusa, sottolineando al contempo la necessità di tutelare il lavoro quotidiano dei volontari della Protezione Civile. Dal Comune di Peschici, il sindaco Luigi D'Arenzo ha espresso plauso alle forze dell'ordine e alla magistratura per l'individuazione del presunto responsabile, auspicando che l'inchiesta possa chiarire anche l'eventuale presenza di mandanti e il movente.
L'associazione di volontariato a cui l'indagato apparteneva, la Pegaso Vieste, ha annunciato la sospensione del trentaduenne, invitando la cittadinanza alla prudenza in attesa degli sviluppi investigativi. Il difensore dell'uomo, l'avvocato Alessandro Petrone, ha dichiarato di non aver ancora avuto modo di parlare con il proprio assistito, confermando tuttavia che si tratta di una persona su cui non c'è mai stato alcun sospetto.
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