Vogue World Milano, la notte in cui la Galleria è diventata una lingua globale
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Redazione Sport
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Milano, 25 set. — «Che notte a Milano!». Con queste parole, affidate ai social, l'ambasciatore degli Stati Uniti in Italia Tilman J. Fertitta ha celebrato Vogue World: Milano, la grande manifestazione che il 22 settembre ha trasformato la Galleria Vittorio Emanuele II in un palcoscenico internazionale. Un messaggio breve, ma rivelatore: nella capitale italiana della moda, per una sera, la bellezza non è stata soltanto un fatto estetico.
L'evento, inserito nel contesto della Fashion Week, ha riunito personalità del mondo della moda, dello spettacolo, dello sport e della cultura, non solo dall'Italia ma da tutto il mondo, in quello che è apparso come uno show artistico a tutti gli effetti.
Una narrazione in cinque atti
La quinta edizione del format ideato da Anna Wintour, chief content officer di Condé Nast, dopo le tappe di New York, Londra, Parigi e Los Angeles, ha scelto il capoluogo lombardo e il suo salotto più celebre per una rappresentazione divisa in cinque atti. Il tema, «Where The Future Is Made By Hand», ha guidato il pubblico attraverso un racconto che è partito dalla cosiddetta rivoluzione artigianale, per poi attraversare la fase industriale, celebrare il Made in Italy e proiettarsi infine verso l'era dell'intelligenza artificiale.
Sul percorso, allestito sotto la cupola di vetro e ferro, hanno sfilato oltre trecento tra modelle, modelli, artisti e celebrità. Tra gli elementi scenografici, un globo celeste inciso a mano, un telaio e un modello storico del Duomo di Milano, accanto a un coro di voci bianche del Teatro alla Scala e, nel finale, a figure di carta origami calate dall'alto.
Volti e presenze di una serata globale
La serata ha visto la partecipazione di nomi di primo piano del panorama internazionale. Gigi Hadid ha aperto la sfilata, mentre sul palco si sono alternate esibizioni come quella del ballerino Roberto Bolle e il live di Alicia Keys, che ha interpretato un classico della disco music. Tra il pubblico e sulla passerella hanno fatto la loro comparsa, tra gli altri, Jennifer Lopez, Naomi Campbell, Helena Christensen, Irina Shayk, Dakota Johnson, Pamela Anderson e la tennista Aryna Sabalenka, che ha sfilato con un capo Gucci.
Presente anche Deva Cassel, figlia di Monica Bellucci e Vincent Cassel, accompagnata dalla madre. Non sono mancati momenti di contaminazione tra sport e moda, con la partecipazione di atlete olimpiche e paraolimpiche.
Riflessioni di un designer sul tempo e sulla materia
Nel clima della settimana milanese, Francesco Risso ha presentato la sua nuova avventura creativa, The Bureau of Imagination, un progetto ibrido tra moda, arte, oggetti e archivio. «Sono nato su una barca. Ho imparato a camminare stando a piedi nudi sul legno e seguendo il movimento delle onde, in equilibrio precario. Ancora oggi, mi dondolo sulle parallele per guardare il cielo a testa in giù. Mio padre aveva una carrozza, mia madre una sartoria: insieme formavano una nave corazzata di sogni, alcuni ingombranti, altri potenti, altri ancora molto pericolosi», ha raccontato il designer.
Il progetto, che ha debuttato con un abito realizzato assemblando decine di capi vintage, si propone come «una manifattura di oggetti», ciascuno con una storia da raccontare. Risso, che dopo l'esperienza quasi decennale da Marni ricopre ora la direzione creativa di GU, ha spiegato di aver voluto cercare ritmi produttivi differenti: «Realizzare abiti è un processo piuttosto rapido. Creare oggetti o pezzi di argenteria significa entrare in un mondo completamente diverso», ha detto, descrivendo il suo rapporto con il tempo come una condizione necessaria per lasciare spazio al mistero della creazione.
Il peso economico e culturale di un evento
L'operazione Vogue World a Milano ha avuto anche una ricaduta concreta. Il sindaco Giuseppe Sala, nel presentare l'iniziativa nelle settimane precedenti, aveva parlato di un investimento diretto sulla città, quantificato in almeno due milioni di euro da destinare a iniziative culturali e sociali. L'evento è stato sostenuto da un'ampia coalizione che ha coinvolto le istituzioni cittadine, la Sovrintendenza e gli operatori commerciali della Galleria, chiamati a confrontarsi con le necessità logistiche di una manifestazione di tale portata.
L'obiettivo dichiarato, come sottolineato da Francesca Ragazzi, responsabile dei contenuti editoriali di Vogue Italia, era celebrare la storia eterna del Made in Italy, «storia di genio creativo e maestria», in un momento in cui la tecnologia pone interrogativi profondi sul rapporto tra produzione umana e innovazione. Per il capoluogo lombardo, che negli ultimi anni ha consolidato la propria vocazione di capitale internazionale della moda, la serata ha rappresentato l'ennesima tappa di un percorso di internazionalizzazione avviato ben prima di Expo.
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