L’Inter di Chivu ha ancora fame e all’Olimpico divora l’antipasto: tre buone notizie anche per il futuro

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Sport Redazione Sport   -   Non c’è stata partita, e a dirlo non è soltanto il punteggio netto di 0. L’Inter di Chivu, quella che tra pochi giorni tornerà proprio all’Olimpico per giocarsi la finale di Coppa Italia contro la Lazio, ha mandato un messaggio chiaro e inequivocabile: la fame di questa squadra, già matematicamente campione d’Italia, non si è affatto placata con la conquista del secondo stella. Anzi, il terreno di gioco romano — nelle prove generali dell’appuntamento che conta — è sembrato quasi in discesa, complice una Lazio apparsa per un tempo intera passiva, distratta, quasi priva di reazione. Sarri, al termine della gara, non ha potuto fare a meno di confessare l’amarezza per un dato, a suo dire, umiliante: «È stato umiliante sentire solo i tifosi dell’Inter nel nostro stadio». Una dichiarazione che pesa come un macigno sull’andamento di una serata storta per i biancocelesti, chiamati però a riscattarsi a brevissimo, nella stessa città ma in un contesto completamente diverso.

La doppia sfida con la Lazio e il peso della storia

A dare maggior spessore a questo confronto, che ieri sembrava quasi una maratona di allenamento per i nerazzurri, c’è naturalmente il precedente prossimo: mercoledì si gioca la finale di Coppa Italia Frecciarossa, e la Lazio vi arriva dopo una prova che Sarri stesso ha definito deficitaria sotto molti aspetti. La squadra capitolina ritrova l’ultimo atto della competizione dopo sette anni — l’ultima volta era nel 2019 — e si prepara ad affrontare quella che sarà l’undicesima finale della sua storia, con un bilancio attuale di sette vittorie e tre sconfitte. Tra queste, ce n’è una che i tifosi laziali ricordano con particolare piacere: quella del 2000, quando i biancocelesti ebbero la meglio proprio contro l’Inter, grazie al 2-1 all’andata all’Olimpico e allo 0-0 nel ritorno a Milano. Sarà dunque la seconda finale nel torneo tra queste due squadre, un piccolo spezzone di storia che si ripete a distanza di quasi un quarto di secolo. Peccato che, a giudicare dalla prova generale, l’Inter di oggi appaia un avversario ben più ostico di quello di allora: i nerazzurri non sono partiti nemmeno forte, è stata piuttosto la Lazio a muoversi a marcia indietro, regalando spazi e concedendo iniziativa.

Il sinistro di Sucic e il dominio da fuori area

A rompere definitivamente l’equilibrio — se di equilibrio si può parlare — ci ha pensato Petar Sucic al 39’ del primo tempo. Il suo gran sinistro da fuori area non solo ha indirizzato il match, ma ha anche aggiornato una statistica piuttosto eloquente: si tratta del secondo gol in Serie A per il croato, entrambi di pregevolissima fattura (si ricorda quello a San Siro contro la Fiorentina). Quella perla ha permesso ai nerazzurri di rientrare negli spogliatoi sul 2-0, con un vantaggio che di fatto chiudeva già la partita. Ma c’è di più: quella rete ha portato a 13 i gol da fuori area realizzati dall’Inter in questo campionato, il miglior dato dell’intera Serie A. Per trovare due stagioni in cui i nerazzurri hanno fatto meglio, bisogna andare indietro nel tempo: 16 nel mitico 2009/10 del Triplete, 15 nel 2004/05. Numeri che raccontano di una squadra capace di perforare le difese anche senza costruire azioni prolungate, sfruttando la potenza e la precisione dei propri centrocampisti. Una delle tre buone notizie, questa, per il futuro: avere un giovane come Sucic in grado di sbloccare partite chiuse con un gesto tecnico di alto livello è un lusso che non tutti possono permettersi.

Il ritorno del Toro e l’entusiasmo che rende tutto più facile

L’altra faccia della medaglia, altrettanto positiva per l’ambiente nerazzurro, è stata la prestazione del cosiddetto “Toro”, tornato a mostrare tutto il suo strapotere fisico in un momento decisivo della stagione. Il dominio territoriale dell’Inter è stato schiacciante, e la sensazione è che le ali dell’entusiasmo — alimentate da uno scudetto già in bacheca e dalla possibilità di fare il double — rendano ogni ostacolo meno impervio. La Lazio, dal canto suo, ha sbagliato un tempo intero, apparsa remissiva e priva di quella cattiveria necessaria per competere con una squadra che viaggia su ritmi da manuale. Mercoledì, però, la musica potrebbe cambiare: la finale di Coppa Italia si giocherà su cadenze differenti, in un ambiente diverso, e la Lazio non sarà più in trasferta come stavolta. Sarri lo sa bene, così come i suoi giocatori. Ma l’Inter di Chivu ha dato l’impressione di avere ancora fame, tanta fame, e di volersi mangiare anche la portata principale dopo aver rapidamente liquidato l’antipasto. Nel frattempo, nel campionato che conta ormai solo per la statistica, i nerazzurri continuano a macinare numeri e a regalare spunti interessanti per la prossima stagione: la capacità di segnare dalla distanza, il ritrovato smalto del proprio attaccante di peso, e la crescita di un giovane come Sucic sono tre buone ragioni per guardare al futuro con ottimismo. Senza bisogno di voli pindarici, ma basandosi sui fatti.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.