Ballottaggio a Macerata, il centrodestra si gioca tutto al Tar per 350 schede nulle
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
La lunga notte elettorale di Macerata si è conclusa con un verdetto destinato a infiammare le prossime due settimane: il sindaco uscente Sandro Parcaroli, fermo al 49,96% dei consensi, manca la rielezione al primo turno per una manciata di voti, dieci per la precisione, costringendo la coalizione di centrodestra a prepararsi per il ballottaggio in programma tra quindici giorni contro il candidato del centrosinistra Gianluca Tittarelli (41,95%)18.
Un risultato, quest’ultimo, che ha dell’incredibile se si considera che nel pomeriggio dello scrutinio gli stessi esponenti del campo largo avevano già ammesso la sconfitta, salvo poi assistere a un ribaltone clamoroso determinato dall’ultima sezione elettorale analizzata1.
A complicare ulteriormente il quadro politico si aggiunge ora una mossa a sorpresa: il centrodestra ha annunciato il ricorso al Tribunale amministrativo regionale delle Marche per chiedere il riconteggio delle 350 schede dichiarate nulle e delle 72 bianche, nella speranza di recuperare quei pochi voti necessari a ribaltare l’esito e trasformare il ballottaggio in una vittoria già al primo turno28.
L’exploit della Lega e il flop annunciato di Forza Italia e M5S
Al di là del testa a testa per la poltrona di sindaco, ciò che emerge con chiarezza dall’analisi dei flussi è un quadro politico frammentato ma rivelatore: Fratelli d’Italia si conferma il primo partito della coalizione con poco più del 18%, una percentuale tuttavia molto distante dalle ambizioni dichiarate alla vigilia (si parlava di un 25% che non si è mai materializzato) 2.
A sorpresa, a recitare la parte del mattatore è stata la Lega di Matteo Salvini: la lista che abbinava il simbolo del Carroccio ai civici – nascondendo di fatto il marchio ufficiale del partito e puntando tutto sul nome del sindaco uscente – ha sfiorato il 12,87%, un’autentica boccata d’ossigeno per il segretario regionale Giorgia Latini, che ha parlato di «contributo decisivo» per l’intera coalizione 2 5. Una scelta strategica, quella di occultare il simbolo, che evidentemente ha pagato, attirando consensi trasversali che difficilmente sarebbero confluiti in una lista spiccatamente leghista.
Di segno opposto la prestazione di Forza Italia, ferma al 7,5% e descritta dagli stessi addetti ai lavori come «deludente», considerando le aspettative di diventare la seconda forza del centrodestra; male anche i Cinque Stelle, inchiodati a un misero 4%, e Avs che non va oltre il 2,7% 2.
I candidati esclusi e il rebus dei voti disgiunti
Tra i cinque contendenti in lizza, a restare fuori dal ballottaggio sono Marco Sigona (Officina delle Idee) con il 3,48%, Mattia Orioli (Terzo Polo) con il 3,05% e Giordano Ripa (Futuro per Macerata) fermo all’1,56% 1 2. Di questi, solo Sigona riuscirà comunque a entrare in consiglio comunale, mentre Orioli – nonostante il suo risultato personale – resta escluso perché la sua lista non ha superato la fatidica soglia di sbarramento del 3% 2. Una beffa amara per il Terzo Polo, che proprio nel giorno delle elezioni aveva cercato di proporsi come la «vera alternativa» al bipolarismo.
Intanto, nei palazzi del potere si moltiplicano le verifiche interne, in particolare sul fenomeno del voto disgiunto: alcune indiscrezioni suggeriscono che diversi elettori di Forza Italia, stanchi della gestione Parcaroli, potrebbero aver premiato candidati di altre coalizioni, contribuendo a erodere quel margine così prezioso per la vittoria al primo turno 2. La richiesta di riconteggio al Tar – che il centrosinistra aveva minacciato di presentare a sua volta qualora Parcaroli avesse sfondato il muro del 50% – si inserisce proprio in questo clima di massima tensione e sfiducia reciproca.
Acquaroli carica le truppe: «Ora un’altra partita»
Nonostante la doccia fredda dell’ultimo seggio, il governatore della Regione Marche Francesco Acquaroli ha subito cercato di blindare il morale del centrodestra, definendo il 49,96% un «grande risultato» se contestualizzato in una competizione che vedeva ben cinque candidati in campo. «Era difficile chiuderla subito – ha dichiarato Acquaroli ai cronisti – e siamo stati spiazzati dalle dichiarazioni della sinistra che si era dichiarata sconfitta per poi esultare per un soffio» 1 4.
Parole che suonano come un invito a tenere alta la concentrazione in vista del ballottaggio, dove Parcaroli dovrà necessariamente recuperare i voti di Sigona e Orioli, mentre Tittarelli proverà a capitalizzare l’effetto sorpresa e il malcontento verso l’amministrazione uscente. La segretaria regionale della Lega, Giorgia Latini, ha già fissato la linea: «Ora a testa bassa e al lavoro per il ballottaggio, senza drammi per il mancato successo al primo turno» 5. Parole che, tradotte, significano una sola cosa: per il centrodestra maceratese, la partita più difficile deve ancora cominciare.




