Tamberi non decolla in Polonia: si ferma a 2.14 dopo la nascita di Camilla
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Redazione Sport
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Gianmarco Tamberi, reduce dall’emozione della paternità — la figlia Camilla è nata soltanto due giorni fa — non trova la giusta concentrazione al Memorial Kamila Skolimowska di Chorzów, tappa polacca della Diamond League. L’azzurro, che aveva scelto di non rinunciare alla competizione nonostante la recente gioia familiare, si arena a un’altezza insolitamente modesta per i suoi standard: 2.14 metri, superati al secondo tentativo, prima di tre fallimenti consecutivi a 2.18. Un risultato che lo relega all’undicesimo e ultimo posto, lasciando aperte domande sulla sua forma a un mese dai Mondiali di Tokyo.
Quella di oggi non è stata una semplice giornata storta. Tamberi, che a Parigi 2024 aveva confermato il suo status di atleta di vertice, ha mostrato difficoltà già nel primo salto a 2.18, mancando nettamente l’asticella. I due tentativi successivi, seppur più convincenti, si sono risolti nello stesso modo: l’asta è caduta nella fase discendente, suggerendo un problema di ritmo o di impostazione tecnica. Un dettaglio che, per un saltatore abituato a sfiorare i 2.30, suona come un campanello d’allarme, sebbene le circostanze personali possano aver influito.
La gara, inserita in un meeting ricco di stelle — tra cui il campione olimpico dei 100 metri Noah Lyles, impegnato in un duello con il giamaicano Kishane Thompson — avrebbe potuto essere l’occasione per testare la condizione a pochi giorni dalla trasferta giapponese. Invece, l’unico dato emerso è la fragilità di un atleta che, pur non rinunciando alla grinta che lo caratterizza, sembra aver pagato il prezzo di un equilibrio ancora da ritrovare.
Sul campo femminile, Larissa Iapichino si è piazzata sesta nel lungo con 6.68 metri, lontana dai suoi limiti ma in linea con una stagione che la vede comunque tra le protagoniste. Ma è su Tamberi che si concentrano le attenzioni, soprattutto dopo che, a Budapest, aveva dimostrato di poter lottare per l’oro mondiale. Ora, tra la stanchezza fisica e l’adattamento a una vita radicalmente cambiata, il rischio è che Tokyo possa rivelarsi un obiettivo più complicato del previsto.
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