Caccia al cinghiale si conclude in tragedia, morto pensionato nei boschi di Vallemaio
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Redazione Interno
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Una domenica di caccia si è tramutata in dramma nei boschi di Vallemaio, dove un cinghiale ha aggredito mortalmente un uomo. L'incidente, avvenuto nel pomeriggio lungo la provinciale che conduce a Sant'Andrea del Garigliano, in località Colle Cedro, ha visto un grosso esemplare caricare improvvisamente il settantaquattrenne, il quale, nonostante i soccorsi, non ha avuto scampo. L'allarme, lanciato immediatamente dai compagni di battuta, ha portato sul posto sia i Carabinieri della Compagnia di Cassino che un'ambulanza del 118, ma l'opera dei sanitari si è rivelata purtroppo inutile. L'animale, stando a quanto ricostruito, avrebbe inferto alla vittima una ferita tale da recidere l'arteria femorale, causandone il dissanguamento in breve tempo.
La vittima e il contesto della tragedia
La persona che ha perso la vita è Luigi Rotondo, residente a Sant'Angelo in Theodice, noto a molti come "il falegname" per la sua precedente attività artigianale e già operaio Fiat in pensione. La dinamica dell'aggressione, definita particolarmente violenta, ha colto di sorpresa il gruppo, impegnato in un'azione venatoria dedicata proprio alla selvaggina di questa specie. Il fatto di cronaca, che ha profondamente scosso il mondo venatorio del Cassinate, giunge in un momento già segnato dal lutto per la scomparsa di un altro cacciatore, i cui funerali si sono svolti nelle stesse ore nel vicino comune di Esperia, aggiungendo così dolore a dolore in una cerchia ristretta.
Le indagini e le criticità della gestione faunistica
Sul luogo dell'incidente i militari dell'Arma hanno avviato le consuete indagini per accertare con precisione ogni dettaglio della vicenda, raccogliendo le testimonianze dei presenti e valutando il contesto ambientale in cui è maturato l'episodio. Accadimenti di questa gravità, sebbene non frequenti, riaccendono periodicamente il dibattito sulla gestione della popolazione dei cinghiali, la cui densità in molte zone del territorio, incluse quelle appenniniche, risulta spesso elevata. La presenza numerica di questi ungulati, infatti, incrocia inevitabilmente le attività umane, dalle battute di caccia alle colture agricole, sollevando questioni di sicurezza e di equilibrio ecologico che richiedono strategie di controllo continuative e scientificamente fondate.
Un lutto che oltrepassa la sfera venatoria
La morte di Luigi Rotondo rappresenta una perdita che travalica l'ambito della caccia, toccando una intera rete di relazioni sociali e affettive del paese. La sua figura, legata al lavoro manuale e alla vita di una piccola realtà, rimarrà impressa nel ricordo collettivo, mentre la circostanza tragica della fine ripropone interrogativi sui rischi connaturati a certe attività a diretto contatto con un ambiente selvatico che, pur nelle sue dinamiche naturali, può manifestarsi con forza incontrollabile. La procura competente, nel rispetto delle procedure, valuterà gli aspetti formali dell'accaduto, mentre la famiglia e gli amici si confrontano con un vuoto improvviso e lacerante.




