Ultima campanella, tra battaglie di farina e coriandoli, i ragazzi invadono le piazze

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Suonano questa mattina, il 6 giugno, le ultime campanelle dell’anno scolastico 2025/26; per migliaia di studenti, tra un abbraccio e un selfie di rito, prende così ufficialmente il via il periodo estivo. In piazza Anita Garibaldi, a Ravenna, gli studenti dell’ultimo anno si sono lasciati andare alle tradizionali “battaglie” a colpi di colori, coriandoli, acqua e farina, dando vita a un tripudio di schiuma e urla di gioia che ha invaso letteralmente il centro cittadino.

Non è andata diversamente a Vicenza, dove l’uscita da scuola si è trasformata in un carosello a cielo aperto: davanti al liceo scientifico Quadri, e anche altrove, ragazzi vestiti a festa hanno acceso fumogeni colorati e fatto risuonare clacson e cori da stadio, in un clima di euforica liberazione che però, come sempre accade in questi casi, cela quel sottile strato di malinconia per un periodo della vita che si chiude definitivamente.

Riti collettivi e misure di sicurezza

Siamo di fronte a un fenomeno che, pur nella sua spontanea allegria, richiede una regia attenta da parte dei dirigenti scolastici, i quali, consapevoli della sottile linea che separa la festa dal caos, cercano di canalizzare l’energia dei ragazzi in percorsi protetti. Si sa: divide et impera, viene da pensare osservando la strategia di qualche istituto, dove si cerca di evitare che l’euforia collettiva provochi sciocchezze dell’ultima ora.

In alcuni licei, come emerge dalle testimonianze, i presidi hanno mandato il biennio a fare sport all’aperto per tenere in sede il triennio, lasciando poi alle classi quinte la possibilità di scorrazzare mascherati per i corridoi: un rito d’addio sospeso tra la voglia di evasione e un malcelato dispiacere per ciò che si lascia alle spalle. È una sorta di valvola di sfogo, insomma, dove i gavettoni e la farina diventano il simbolo di una goliardia che, sebbene rumorosa, viene generalmente tollerata purché resti nell’alveo del rispetto reciproco.

L’addio al “triduo” scolastico e la maturità all’orizzonte

È stato l’istituto Aselli ad aprire idealmente il triduo, non pasquale ma squisitamente scolastico, della fine delle lezioni, scandendo i tempi di un saluto che avviene in modo scaglionato: se oggi per i liceali di via Palestro è stato l’ultimo giorno, lunedì toccherà alla stragrande parte delle scuole di ogni ordine e grado, con qualcuno che chiuderà i battenti solo martedì. In questo contesto, l’attenzione si sposta inevitabilmente sui maturandi, quelli delle classi quinte, per i quali l’ultima campanella non rappresenta solo l’inizio delle vacanze, ma il countdown verso l’esame di Stato.

I cartelloni ironici esposti ai cancelli, le magliette bianche autografate da compagni e professori, sono il loro modo per esorcizzare l’ansia degli scrutini e delle prove scritte; una tensione che, almeno per qualche ora, viene spazzata via dalla musica e dai cori che risuonano nelle piazze, da Vicenza a Rovigo, dove il traffico è stato momentaneamente paralizzato dai cortei improvvisati.

Un fenomeno nazionale tra nostalgia e rivalità storiche

Non si tratta solo di festa, ma anche di sfide campanilistiche che riemergono puntuali con la bella stagione: a Vicenza, ad esempio, un gruppo di studenti dell’Itis Rossi ha raggiunto il centro storico per sfidare a colpi di cori i coetanei del liceo Lioy, in una sorta di derby cantato che anima le vie del centro e attrae lo sguardo divertito dei passanti.

In altre città, come Milano, c’è chi tradisce la tradizione saltando nella fontana o chi si sottopone a un’epica “guerra” di uova e schiuma, dimostrando che, al netto delle differenze territoriali, il meccanismo emotivo è sempre lo stesso: un misto di euforia liberatoria e di nostalgia struggente per il banco di scuola e le amicizie che, da domani, non saranno più sancite dalla quotidiana routine delle lezioni.

L’importante, come sanno bene i presidi, è che la farina resti solo farina e che l’acqua dei gavettoni non anneghi il rispetto verso chi, dall’altra parte della cattedra, ha cercato di insegnare qualcosa in questi mesi.

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