Palazzo Chigi accelera sul nucleare e la svolta di Conte spacca il fronte europeo

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INTERNO

Redazione Interno Redazione Interno   -   La crisi energetica torna a mordere, e il governo vara la controffensiva. Nel vertice di maggioranza convocato a Palazzo Chigi, la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha messo nero su bianco le priorità dell’esecutivo in vista del prossimo Consiglio europeo.

Si punta tutto su un doppio binario: da un lato, la riduzione drastica della dipendenza da forniture estere – un’eredità che avvelena la competitività del sistema Italia da decenni – e, dall’altro, il rilancio concreto del nucleare di nuova generazione.

Una scommessa, quella sull’atomo, che il vicepremier Matteo Salvini ha rilanciato con forza uscendo dalla riunione: «Aiuteremo gli italiani, piaccia o no all’Ue», ha scandito, rivendicando un approccio pragmatico che mal sopporta i veti ideologici provenienti da Bruxelles. laverita +3

L’effetto Conte e la rivolta silenziosa sui conti pubblici

E proprio quando l’esecutivo preme per un’Europa più flessibile sugli aiuti di Stato nel settore energetico, arriva un endorsement inaspettato dal fronte opposto.

Giuseppe Conte, leader del Movimento 5 Stelle, che in passato aveva stretto il patto di ferro con l’Ue (basti ricordare i tempi del «Whatever it takes» italiano sul Recovery Fund), ora si rivolta apertamente ai diktat comunitari in materia di bilancio.

Una posizione, la sua, che ribalta gli schemi tradizionali: mentre il governo chiede un alleggerimento dei vincoli per finanziare la transizione e abbattere le bollette, Conte lo accusa di non essere abbastanza duro con la Commissione.

Una spaccatura, quella interna al sistema Paese, che rischia di paralizzare il negoziato a meno di una settimana dalla scadenza cruciale. editorialedomani +3

La partita internazionale: Trump, Hormuz e l’ombra dell’Iran

Sullo sfondo delle beghe domestiche, la geopolitica infiamma i mercati. La Casa Bianca ha annunciato la sospensione temporanea dell’operazione navale «Project Freedom», la missione militare americana che pattugliava lo Stretto di Hormuz.

Una mossa, questa, che Donald Trump – ormai stabilmente alla Casa Bianca da più di un anno – ha giustificato come una leva tattica in vista del suo imminente viaggio in Cina, dove spera di blindare un accordo quadro entro la prossima settimana.

Tuttavia, le diplomazie non marciano allo stesso passo: Teheran frena definendo «ancora inaccettabili» molti dei punti sul tavolo. Intanto, il capo della diplomazia cinese, Wang Yi, ha incontrato l’omologo iraniano tuonando contro la «guerra illegittima», e chiedendo un cessate il fuoco che «non ammette ritardi».

Un rebus, questo, che manda segnali contraddittori sui prezzi del greggio, tenuti alti proprio dall’incertezza sulla libertà di navigazione nel Golfo. agendapolitica +3

L’ombra nera del Mozambico e lo sterminio dei cristiani

Lontano dai riflettori europei, ma non per questo meno drammatico, il fronte africano insanguinato. Nel distretto di Ancuabe, provincia di Cabo Delgado, il gruppo terroristico Ahlu al-Sunna wa al-Jama’a – meglio noto come Isis Mozambico – ha raso al suolo la missione di Meza.

I jihadisti non si sono limitati a incendiare la chiesa: hanno dato alle fiamme anche la casa dei padri scolopi e l’asilo da loro gestito. I fedeli, prima di vedere le loro case bruciare, sono stati costretti a giurare fedeltà al Califfato.

Una strage quotidiana, quella che dal 2017 insanguina la regione, dove il bilancio parla di oltre trecento cattolici uccisi e centodiciassette luoghi di culto rasi al suolo. Un genocidio silenzioso che, nel turbine dell’agenda di governo e nelle tensioni internazionali sul petrolio, rischia l’oblio mediatico. secoloditalia +3

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