Addio a Diane Keaton, l'attrice che cantò Roma ai David di Donatello
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Se ne è andata, all'età di settantanove anni, una delle figure più carismatiche del cinema americano, lasciando un vuoto che i suoi film, fortunatamente, continueranno a colmare. Diane Keaton, che non ha mai avuto bisogno di essere definita “ex” nulla, portava con sé, oltre a un talento versatile e a un’ironia riconoscibilissima, un affetto particolare per l’Italia, dimostrato in una serata indimenticabile. Era il 2018, durante la cerimonia dei David di Donatello, quando l’attrice, per ringraziare del riconoscimento ricevuto, stupì tutti intonando con grazia “Three Coins in the Fountain”, la celebre canzone del film “Tre soldi nella fontana” del 1954. Quel brano, che evoca il mito della Città Eterna, fu da lei dedicato a Roma, che non esitò a definire “la città più bella del mondo”, in un gesto spontaneo che conquistò la platea e chi seguiva la serata da casa.
I tributi della Rai
In omaggio alla sua lunga e prolifica carriera, i palinsesti televisivi si muovono per offrire una selezione delle sue pellicole più iconiche. Rai Movie, nella serata di domenica 12 ottobre, ha proposto “Io e Annie”, pellicola fondamentale diretta da Woody Allen che le valse, com’è noto, il premio Oscar come miglior attrice. A questo titolo, Rai 5 affianca altri due capitoli della fruttuosa collaborazione con lo stesso regista newyorkese: “Manhattan”, in programmazione oggi, e “Interiors”, il film in onda domani. Si tratta di pellicole che, sebbene diverse per tono e registro, mostrano appieno la sua capacità di muoversi tra la commedia brillante e il dramma più introspettivo, confermandone l’eccezionale gamma espressiva.
Una carriera straordinaria
La sua filmografia, del resto, spazia con disinvoltura attraverso generi e ruoli molto differenti tra loro, segno di una curiosità intellettuale che andava oltre i confini dello star system. Oltre alla saga de “Il Padrino”, in cui diede volto e anima a Kay Adams-Corleone, si possono citare pellicole come “Reds”, epico affresco storico, e “Il club delle prime mogli”, commedia di successo che seppe intercettare lo spirito del suo tempo. Non molti, forse, ricordano che la Keaton fu anche regista, dirigendo sé stessa in “Darling Companion”, un film del 2012 in cui la sua recitazione si intrecciava alla storia di un cane, divenuto di fatto coprotagonista della pellicola.
Un'eredità di stile e indipendenza
Oltre che per i suoi ruoli cinematografici, Diane Keaton verrà ricordata come un’icona di stile e di indipendenza, che ha saputo imporre un’estetica personale e anticonformista sin dagli anni Settanta. Il suo modo di vestire, così come la scelta di personaggi spesso fuori dagli schemi, ha rappresentato per molte un modello di libertà e di autonomia, sia dentro che fuori dal grande schermo. La sua scomparsa, in un anno che ha già visto il mondo del cinema piangere altre leggende, priva il pubblico di un’interprete unica, il cui carisma e la cui intelligenza rimarranno per sempre impressi nella pellicola.




