Tumore al polmone, scoperto un nuovo meccanismo di resistenza all’immunoterapia

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Il tumore del polmone non a piccole cellule, la forma più comune di questa neoplasia che da sola rappresenta circa l’85% dei casi, non è un agglomerato passivo di cellule malate, ma una struttura complessa e dinamica, capace di costruire attivamente un ambiente che lo protegge dall’attacco del sistema immunitario. A delineare questo scenario è uno studio coordinato dai ricercatori dell’Istituto nazionale tumori Regina Elena (IRE) di Roma, i cui risultati, pubblicati sul Journal for ImmunoTherapy of Cancer il 17 febbraio 2026, gettano nuova luce sui meccanismi che riducono l’efficacia delle immunoterapie, un pilastro delle cure oncologiche moderne. Al centro della scoperta c’è la proteina hMENA, già individuata anni fa dal team della dottoressa Paola Nisticò, e il suo ruolo nella regolazione di un particolare gruppo di fibroblasti associati al cancro.

Il ruolo attivo dei fibroblasti e la proteina hMENA

I fibroblasti associati al cancro, come spiega la nota diffusa dall’istituto, sono cellule che, pur non essendo tumorali, vengono reclutate e riprogrammate dalla neoplasia per svolgere funzioni di supporto. Guidati dalla proteina hMENA, questi fibroblasti non si limitano a essere semplici spettatori, ma diventano attori protagonisti nel proteggere il tumore. Essi producono una matrice extracellulare particolarmente densa e rigida, una sorta di barriera fisica paragonabile a mura e fossati attorno a una città medievale, la cui funzione è quella di limitare l’accesso alle cellule del sistema immunitario, anche quando quest'ultimo viene riattivato farmacologicamente dall’immunoterapia. In pratica, il tumore si circonda di una fortezza che lo rende un bersaglio difficile da raggiungere e colpire.

Un circolo vizioso molecolare che consolida la difesa

La ricerca ha inoltre evidenziato l’esistenza di un meccanismo di rinforzo reciproco, un vero e proprio circolo vizioso, tra la proteina hMENA e il fattore di crescita trasformante beta (TGF-β). I dati raccolti mostrano che queste due proteine agiscono in sinergia, alimentandosi a vicenda: ciascuna, cioè, mantiene attiva l’altra. Questo dialogo molecolare continuo consolida nel tempo un microambiente sempre più favorevole alla crescita tumorale e ostile alla risposta immunitaria. L’attivazione della via del TGF-β, infatti, non solo contribuisce a rendere più fitta la barriera fisica, ma riduce anche l’attività delle difese cellulari, favorendo al contempo l’accumulo di cellule T regolatorie, la cui funzione è proprio quella di inibire la risposta immunitaria.

Dalla scoperta alle possibili implicazioni terapeutiche

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