Kiev chiede altri soldi all'Ue: il buco per il 2027 sale a 70 miliardi
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Redazione Esteri
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Il buco da quasi 24 miliardi di euro che aveva messo in allarme Kiev per il 2026 è stato, almeno per ora, coperto. Il problema, però, è tutt'altro che risolto e rischia di riproporsi su scala maggiore già l'anno prossimo, quando l'Ucraina potrebbe avere bisogno di ulteriori 70 miliardi di euro oltre alle risorse già preventivate dall'Unione europea. La stima, riferita dalla Frankfurter Allgemeine Zeitung sulla base di informazioni interne alla Commissione, è ancora al vaglio di Bruxelles, ma non viene contestata nella sua sostanza dopo le consultazioni condotte con il governo ucraino.
La guerra costa a Kiev 190 milioni al giorno
Rete ferroviaria, edifici civili, infrastrutture energetiche e di collegamento. Fabbriche e ponti, depositi e magazzini. Ben poco, in Ucraina, non è stato ridotto in macerie, soprattutto dopo l'ultimo intensificarsi dei raid russi, mentre il buco di bilancio nelle casse dello Stato diventa sempre più profondo, più largo.
La spesa militare assorbe risorse ingenti e le entrate faticano a tenere il passo: da agosto, secondo quanto riferito, il Paese non riesce più a esportare cereali attraverso il Mar Nero, e gli attacchi russi hanno raddoppiato la loro intensità in settembre rispetto ai mesi precedenti, colpendo anche la capacità produttiva dell'industria.
La copertura per il 2026 e le condizioni poste da Bruxelles
A fine settembre, una dichiarazione congiunta della Commissione europea e dell'Ucraina ha confermato che, attraverso sforzi coordinati, sono stati individuati i mezzi per coprire il fabbisogno di bilancio e di difesa per il 2026. A Kiev spettano ancora 16,6 miliardi di euro di aiuti militari e 17,1 miliardi di sostegno al bilancio, compresi 4,4 miliardi provenienti da un programma precedente. Il pagamento puntuale di queste somme, però, è subordinato all'approvazione da parte del parlamento ucraino delle riforme concordate, in particolare sul fronte fiscale e anticorruzione.
Il nodo delle riforme e i ritardi sui pagamenti
Sui prestiti, le trattative non sono affatto gentili. Dei 45 miliardi previsti per il 2026 nell'ambito del prestito da 90 miliardi, finora ne sono stati erogati solo 14,9, anche perché il parlamento di Kiev non ha ancora varato alcune misure richieste da Bruxelles. Tra i provvedimenti in sospeso figurano l'abolizione dell'esenzione Iva per i pacchi importati di modesto valore e una nuova tassazione dei redditi guadagnati attraverso le piattaforme digitali.
Il ministro delle Finanze ucraino, Serhii Marchenko, ha spiegato che, con i droni e i missili russi in azione e il blocco del Mar Nero, non è certo che sia il momento giusto per introdurre nuove tasse su cittadini e imprese. La commissaria europea per l'Allargamento, Marta Kos, ha però formulato la condizione senza giri di parole: «Il nostro messaggio ai nostri amici ucraini è chiaro: attuate le riforme concordate, così possiamo continuare a sostenervi finanziariamente».
La partita si sposta sul Consiglio europeo di ottobre
A ottobre il Consiglio Ue dovrà capire come coprire il fabbisogno aggiuntivo. La Commissione ha già fatto sapere che collaborerà con le autorità ucraine per identificare le necessità supplementari per il 2027 e che i due esecutivi si incontreranno una volta al mese per comprendere meglio l'evoluzione delle esigenze finanziarie. Il meccanismo del prestito da 90 miliardi, approvato definitivamente dopo il via libera dell'Ungheria, prevede che la seconda metà della somma, altri 45 miliardi, sia destinata al 2027: 30 miliardi per scopi militari e 15 per il bilancio ordinario.
Se l'Unione dovesse continuare a farsi carico di circa due terzi del fabbisogno aggiuntivo, come avvenuto finora, dovrebbe trovare altri 45 miliardi solo per il prossimo anno.
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