Nazionale, tra Conte e Mancini l’unica certezza è… Lele Oriali

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Mentre Stati Uniti, Messico e Canada ospitano le sfide della Coppa del Mondo, l'Italia osserva da spettatrice, con il solo conforto di leccarsi le ferite e programmare quella che si spera essere una rinascita.

Il compito, delicatissimo, è stato affidato nelle mani del nuovo presidente federale, Giovanni Malagò, il quale in questi giorni sta letteralmente battendo ogni pista per convincere Paolo Maldini a indossare i panni del direttore tecnico; se l’operazione dovesse andare in porto, sarebbe un colpo di scena non da poco, anche se, va detto, tra le ipotesi circolano con insistenza anche i nomi di Claudio Ranieri, Alessandro Costacurta, Demetrio Albertini e persino Zbigniew Boniek.

La scelta del nuovo commissario tecnico, che dovrà necessariamente riportare gli Azzurri al Mondiale dopo sedici anni di assenza, rappresenta l’altro grande nodo da sciogliere.

Svolte urgenti e il ritorno di De Laurentiis

Non si parla solo di campo, perché intorno alla Nazionale gravitano questioni strutturali che chiedono risposte immediate: serve una scommessa sui giovani, un approccio diverso per arginare l’epidemia di infortuni che ha falcidiato il gruppo e, non ultimo, una tregua con la politica, elemento che troppo spesso ha condizionato l’ambiente azzurro.

Tutti gli occhi sono puntati sull’avventura americana dei Mondiali, ma nell’ombra si muovono anche gli ingranaggi del calcio nostrano, a partire dalle vicende del Napoli, dove Aurelio De Laurentiis è appena rientrato da Los Angeles con le idee chiare sul futuro societario.

L’intreccio diventa ancora più fitto se si osserva il peso specifico di alcune figure chiave: per la scelta del nuovo Ct, e qui si apre uno scenario affascinante, il patron del Napoli spende il suo peso su Antonio Conte, trovandosi allineato con Peppe Marotta, il quale, da capo dell’Inter, non è mai stato così influente come in questo momento storico, tanto da ritrovarsi vicino all’ambiente juventino grazie alla solida amicizia con Giovanni Carnevali, l’ex dirigente del Sassuolo volato a Torino per ricoprire un ruolo di primo piano.

Il gelo tra Conte e Oriali e il braccio di ferro su Mancini

La corsa per la panchina della Nazionale sembra quindi circoscritta a due grandi nomi, Roberto Mancini e Antonio Conte, con l’elezione di Malagò alla guida della Figc che dovrebbe imprimere un’accelerata decisiva alla vicenda. Franco Ordine, firma de Il Giornale, ha tracciato un quadro preciso della situazione, spiegando che il dibattito all’interno del consiglio federale si è fatto acceso, con il compito di individuare non solo il successore di Gennaro Gattuso, ma anche un nuovo direttore tecnico che prenda il posto di Gigi Buffon, ufficialmente dimissionario.

A complicare il quadro, però, arriva un retroscena che sa di guerra fredda: tra Antonio Conte e Lele Oriali, storica figura di raccordo e uomo spogliatoio, sembra essersi creata una frattura, un gelo che risale allo strappo del 2023 e che oggi rappresenta un’incognita non trascurabile.

Su questa base, si inserisce la partita politica più dura, quella che vede Roberto Mancini indicato come candidato forte al pari di Conte ma osteggiato da una fetta importante dei presidenti di Serie A, i quali, come evidenziato dal direttore del Corriere dello Sport, Ivan Zazzaroni, non gradirebbero il profilo dell’ex tecnico del City.

Potere, amicizie e il futuro del calcio italiano

In attesa che i giochi si sblocchino, il calcio italiano vive una fase di transizione in cui il potere sembra distribuirsi in modo anomalo, con le alleanze trasversali tra club a fare da contraltare alle scelte tecniche. La rifondazione della Nazionale, in questo senso, diventa lo specchio di un movimento che fatica a trovare una linea comune, diviso tra l’urgenza di risultati immediati e la necessità di gettare le basi per un ciclo duraturo.

La partita, insomma, è aperta su più tavoli, e la scelta del prossimo Ct potrebbe rivelarsi il termometro di un equilibrio che va ben oltre il campo, toccando le corde più profonde di una governance che cerca disperatamente un baricentro.

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