Ponte sullo Stretto, la Corte dei Conti solleva perplessità: l'opera è "costruita sul niente"?
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Redazione Interno
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La recente richiesta di chiarimenti della Corte dei Conti sulla delibera per il Ponte sullo Stretto di Messina va ben oltre un adempimento formale, configurandosi come una severa diffida. L'europarlamentare Dino Pazzano la interpreta come la conferma istituzionale di criticità che descrivono un'opera priva di basi solide sotto il profilo progettuale, economico, sociale e ambientale.
Le critiche della Corte dei Conti all'iter autorizzativo
In meno di quindici giorni, i giudici contabili hanno analizzato l'impianto decisionale, sollevando osservazioni puntuali su procedimenti, aspetti tecnici e finanziari. Il documento di sei pagine inviato al Governo definisce la delibera Cipess più simile a una "ricognizione delle attività" che a una valutazione approfondita, evidenziando una preoccupante leggerezza nell'iter. Questo intervento costringe il progetto a un brusco ritorno ai tavoli tecnici.
Le specifiche irregolarità evidenziate
Tra le criticità messe nero su bianco, la Corte segnala modalità di trasmissione degli atti poco trasparenti, con alcuni documenti comunicati tramite un semplice link al sito della società Stretto di Messina. A questo si aggiunge un disallineamento, seppur minimo ma significativo sul piano formale, tra il costo dell'opera certificato (10,48 miliardi di euro) e quello approvato nel quadro economico (10,50 miliardi).
Le conseguenze: uno stop che impone una riflessione
La bocciatura di fatto da parte dell'organo di controllo, sebbene non definitiva, rappresenta uno stop di notevole peso. L'intero procedimento appare viziato da carenze documentali e da una mancanza di dettagli che ne mettono in discussione la solidità. La palla passa ora al governo, chiamato a sanare le numerose lacune evidenziate in un dialogo serrato con la Corte dei Conti prima di qualsiasi passo successivo.




