Arrestata la famiglia dell’autore dell’attentato antisemita in Colorado, Trump accusa Biden

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La polizia dell’immigrazione ha arrestato i familiari di Mohamed Sabry Soliman, l’egiziano accusato dell’attacco con molotov contro una marcia ebraica a Boulder, in Colorado, domenica scorsa. La moglie e i cinque figli dell’uomo – la cui posizione legale negli Stati Uniti non è ancora chiara – sono finiti in custodia, mentre le indagini proseguono per accertare eventuali complicità. Soliman, che si trovava nel Paese con un visto turistico scaduto e aveva richiesto asilo, era già noto per essere entrato illegalmente, circostanza che Donald Trump ha sfruttato per rinnovare le critiche all’amministrazione Biden sulla gestione dei confini.

L’attentato, definito dall’Fbi un «atto di terrorismo mirato», ha causato dodici feriti, otto dei quali ustionati dalle bottiglie incendiarie. L’aggressore, che gridava «Liberate la Palestina», era armato anche di un lanciafiamme artigianale e disponeva di altre quattordici molotov, segno che l’azione – pianificata «per un anno», secondo gli investigatori – avrebbe potuto avere esiti ben più gravi. Tra le prove raccolte, spicca un biglietto d’addio indirizzato alla famiglia, che lascia intendere come Soliman prevedesse di morire durante l’assalto.

In tribunale, dove è comparso lunedì, l’uomo è stato imputato per crimini d’odio a livello federale e accuse statali che includono tentato omicidio e uso di esplosivi. Pur non essendo mai finito nel mirino delle autorità prima del fatto, la meticolosità dei preparativi solleva interrogativi su eventuali segnali trascurati. Intanto, la rete di sostegno alla quale potrebbe aver fatto capo resta un punto cruciale dell’inchiesta, come dimostrano gli arresti dei congiunti.

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