Cervia, il sindaco Mattia Missiroli indagato per maltrattamenti sulla moglie. La procura: "Custodia cautelare", il gip dice no
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Redazione Interno
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La procura di Ravenna ha aperto un fascicolo, chiedendo addirittura la custodia cautelare in carcere, nei confronti del sindaco di Cervia Mattia Missiroli, accusato di maltrattamenti e lesioni alla moglie dalla quale si sta separando. L'inchiesta, che si è sviluppata a seguito di un protocollo per codici rossi, ha preso avvio dopo il ricovero della donna in pronto soccorso lo scorso 5 dicembre. L'episodio, stando a quanto ricostruito, avrebbe spinto la procura a intervenire in assenza di una formale denuncia della presunta vittima, applicando le norme contro la violenza di genere che impongono un'azione d'ufficio in determinate circostanze cliniche.
L'ipotesi accusatoria e la decisione del giudice
Il percorso giudiziario, però, ha subito una prima battuta d'arresto poiché il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Ravenna ha respinto la richiesta di custodia cautelare avanzata dai pubblici ministeri. Il magistrato, valutando gli elementi investigativi, ha ritenuto che i fatti contestati – definiti "in fondo episodici" – non giustificassero una misura così stringente. Una considerazione, questa, che tiene conto anche della circostanza per cui l'uomo avrebbe lasciato l'abitazione coniugale il giorno successivo all'accesso della moglie al pronto soccorso, allontanando, secondo il gip, l'eventualità di condotte reiterate nell'immediato.
La difesa e la posizione dell'indagato
La difesa del primo cittadino, un architetto di 44 anni eletto nel 2024 a capo di una coalizione di centro-sinistra e noto anche per una passata partecipazione a un reality televisivo calcistico, ha respinto con forza ogni accusa. L'avvocato, perorando la causa del suo assistito, ha smentito categoricamente l'esistenza di comportamenti violenti nel corso dei sedici anni di matrimonio, definendo le imputazioni come "accuse infamanti". Una linea, questa, che lo stesso Missiroli sembra abbracciare, dichiarando di non aver mai avuto atteggiamenti aggressivi nei confronti della consorte, con la quale ha avviato le pratiche per la separazione.
Il quadro normativo e gli sviluppi processuali
La vicenda porta all'attenzione pubblica il meccanismo del cosiddetto 'codice rosso', la procedura che scatta automaticamente quando il personale sanitario riscontra lesioni compatibili con un reato di violenza domestica, obbligandolo a segnalare il caso alle autorità. È questo passaggio, attivato dai medici del pronto soccorso ravennate dopo la visita della donna – la quale avrebbe riferito di essere stata spinta a terra dal marito – ad aver dato il via alle indagini. Il fascicolo, ora, prosegue il suo corso ordinario, mentre l'inchiesta dovrà accertare la fondatezza delle accuse in un contesto, quello della separazione, che spesso complica la ricostruzione dei fatti.




