Acqua minerale, il rincaro delle plastiche finisce all’antitrust
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Redazione Economia
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Il prezzo dell’acqua minerale, che già aveva subito le pressioni dell’inflazione negli ultimi mesi, rischia ora un’ulteriore impennata legata non tanto ai costi di produzione o distribuzione, quanto alla guerra in corso in Iran e alle sue ripercussioni sui mercati globali delle materie plastiche. A lanciare l’allarme, se così si può definire un intervento formale davanti all’Autorità garante della concorrenza e del mercato (AGCM), è stato il Codacons: l’associazione dei consumatori ha depositato un esposto in cui chiede di verificare «la legittimità delle pretese economiche e possibili fenomeni speculativi che danneggerebbero i consumatori». La mossa, rara per tempestività in un settore spesso opaco come quello degli imballaggi, arriva dopo che alcuni produttori di plastica – quelli che forniscono bottiglie, tappi, etichette e film protettivi – hanno comunicato ufficialmente aggiornamenti al rialzo dei listini.
Una stangata da 600 milioni, tra bottiglie e bevande
Secondo le stime diffuse dal Codacons, l’aumento potrebbe tradursi in un aggravio di 5-6 centesimi per una bottiglia da 1,5 litri. Una cifra che, vista da sola, potrebbe sembrare contenuta, ma che moltiplicata per i consumi nazionali – si pensi ai circa 12 miliardi di litri d’acqua minerale venduti ogni anno in Italia – arriverebbe a pesare per 606 milioni di euro annui sulle tasche delle famiglie. Per le altre bevande, quelle gassate o i tè zuccherati, l’incremento stimato è invece pari al +10% sui listini attuali. L’associazione parla esplicitamente di «stangata», sottolineando come l’intera filiera delle plastiche, già provata dagli shock energetici del biennio precedente, stia approfittando del contesto internazionale per rivedere al rialzo i prezzi senza che, al momento, vi sia una chiara evidenza di aumenti dei costi delle materie prime primarie.
La guerra in Medio Oriente e lo Stretto di Hormuz
Le conseguenze economiche del conflitto in corso in Medio Oriente, va ricordato, non hanno risparmiato l’Europa né tantomeno l’Italia. L’obiettivo tattico dell’Iran, nel perturbare i flussi commerciali attraverso lo Stretto di Hormuz – punto di transito obbligato per una quota significativa dei polimeri e dei derivati petroliferi destinati all’industria europea – era proprio questo: colpire l’Occidente globalizzato nei suoi nodi logistici più vulnerabili. E così, tra le vittime commerciali meno attese di questa strategia, figura anche l’acqua minerale. Non l’acqua in sé, beninteso, ma il suo contenitore: la plastica PET, il tappo in polipropilene, l’etichetta termoretraibile, il film che avvolge le bancali. Tutti componenti il cui prezzo, secondo le comunicazioni in possesso del Codacons, è stato aggiornato al rialzo dai fornitori.
Nessuna speculazione dichiarata, ma l’esposto chiede verifiche
L’associazione non parla ancora di «cartello» o di «intesa illecita», ma l’esposto all’AGCM mira proprio a chiarire se gli incrementi annunciati – talvolta giustificati dai fornitori con la generica «crisi internazionale» – corrispondano a reali incrementi dei costi di produzione o se invece nascondano fenomeni speculativi. La differenza, in sede giudiziaria, è sostanziale: nel primo caso si tratterebbe di un trasferimento inevitabile di rincari lungo la filiera; nel secondo, si configurerebbe una pratica commerciale scorretta ai danni dei consumatori finali, che subirebbero un aumento ingiustificato. L’Autorità garante della concorrenza e del mercato, che ha già aperto un fascicolo informale, dovrà ora decidere se avviare un’istruttoria formale. In attesa di eventuali provvedimenti – multe o misure cautelari – i prezzi delle bottiglie d’acqua e delle bevande continuano a essere aggiornati dai distributori, con i primi rincari già visibili in alcuni punti vendita della grande distribuzione.




